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I racconti di Cino Marchese

Lea Pericoli, simbolo vincente dell’Italia.
Eleganza e simpatia anche fuori dal tennis.
Il ritratto di una vera campionessa.

Viaggio tra i segreti della tennista azzurra che stupì il mondo per la sua femminilità.
A Milano dovette annunciare il ritiro di Connors… ma ricevette comunque applausi.
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Chiunque abbia frequentato il tennis conosce Lea. Perché l’ha vista giocare, perché l’ha sentita commentare perché l’ha vista dappertutto dove c’era una situazione più o meno importante. Lea si è sempre mossa con grande classe ed eleganza ed ha sempre suscitato solo ammirazione e stima.
Personalmente la conosco molto bene e sono più di trenta anni che la frequento ed insieme abbiamo vissuto tanti momenti di grande intensità e di grande amicizia.
Sono stato in prima analisi tifoso di Lea e dell’eleganza italiana che portava in giro per il mondo, anche se il suo sarto era il famoso Ted Tingley, inglese, che per anni ha imperversato a Wimbledon con “mise” improbabili ed anche di cattivo gusto, ma che Lea nobilitava con la sua grazia e la sua proverbiale eleganza.
Regina del pallonetto ha giocato ai massimi livelli senza un colpo, ma con intelligenza e furbizia ha messo in difficoltà tutte le sue colleghe sicuramente più dotate di lei.
In un mondo di tenniste non sempre femminili, Lea ha portato invece sempre molta grazia e femminilità. Non a caso è sempre piaciuta molto agli uomini. Quando l’ ho conosciuta molti anni fa era la compagna di Tito Fontana, grande industriale e grande appassionato di musica jazz e titolare dello Studio 7 dove diversi amici miei jazzisti incidevano. Le sue sorelle Luciana e Laura sono state sempre molto vicine a lei e quando si trovò ad affrontare un grave problema di salute la sostennero in tutti i sensi aiutandola a non perdere mai quella sua proverbiale forza d’animo che l’ha sempre sostenuta ed aiutata ad essere lei.
Il Tennis Club Milano senza di lei non sarebbe quello che è. Quando è a Milano Lea arriva sempre al club verso l’ora di pranzo e si aggira veloce e frugale nei paraggi del bar dove consuma qualcosa di leggero per poi fare la sua partita quotidiana. In quel Circolo sei più apprezzato e considerato se fai parte del suo giro fatto sempre di personaggi speciali come per esempio il compianto Dante Rossetti, medico e grande amico del tennis Italiano del periodo di Adriano.
Dante adorava Lea ed aveva una stima infinita e soprattutto ammirava quella sua grande autonomia e capacità di badare a sé stessa come nessuno. Lea infatti, di origine borghese e benestante, era rientrata in Italia dopo che la sua famiglia era emigrata in Africa ad Addis Abeba e si era trovata dopo la morte del padre a badare a tutta la famiglia soprattutto con il tennis che allora non era una grande fonte di guadagno. Lea però con determinazione e costanza aveva capito immediatamente cosa avrebbe dovuto fare quando avrebbe smesso di giocare. Io la conobbi personalmente proprio in quel periodo e le proposi un contratto di abbigliamento con la La Font, una casa di Perugia con cui collaboravo, e per qualche anno fu la “testimonial” meno… giocante, ma più presente dove si giocava a tennis.
Per suo conto aveva un buon contratto con la Superga per un suo modello di scarpa quando nessuno lo aveva tra le donne e incominciava a scrivere sui giornali grazie ad un rapporto fantastico che aveva con Indro Montanelli. In quegli anni incominciava a commentare in televisione ed ancora oggi tutti si ricordano delle sue telecronache e delle sue interviste.
Il torneo di Montecarlo è sempre stato per Lea un punto di riferimento e per anni è sempre andata in un piccolo hotel dove ha portato anche me per qualche anno, l’Hotel de Russie, niente a che vedere con i super hotel di oggi, ma dal momento che Lea è sempre stata molto attenta a non spendere troppo, con la scusa che quello era l’Hotel dove era stata quando aveva vinto il torneo la prima volta, ci si sistemava contenta di risparmiare quanto poteva e se lo faceva andar bene anche se il bagno era sul ballatoio. Lea però ha sempre frequentato amicizie di alto livello e a Monaco a partire dal Principe tutte le persone più influenti e potenti erano felici di essere suoi amici.
Ricordo che un anno curava una rubrica di colore sul torneo ed i primi giorni quando i campioni non erano ancora arrivati si metteva alla caccia dei vari personaggi presenti e si raccomandava a tutti per avere qualcuno da intervistare. Io, così sollecitato, le dissi “Intervista quel bambino, diventerà il numero 1 del mondo” e lei di rimando “Ma chi quell’albino?“ ed io “Si chiama Boris Becker e vedrai che non mi sbaglio !!”
Lea rifiutò di intervistarlo perché secondo lei era brutto e poi aveva le sopracciglia quasi bianche così come i capelli. Qualche anno dopo quando Becker divenne Becker tutte le volte che glielo ricordavo aveva uno scatto e ricordava che se mi avesse dato retta avrebbe fatto una bellissima figura. Ma Lea è tanto onesta che in circostanze simili ammette i suoi errori ed è la prima a dolersene.
Lea ha lavorato con me per tanti anni curando le pubbliche relazioni del torneo di Milano e di tutte le manifestazioni importanti da me organizzate facendomi conoscere il mondo della moda dove lei godeva di enorme considerazione e stima. Giorgio Armani, Gianni Versace, Ottavio e Rosita Missoni erano regolarmente suoi ospiti durante i tornei e Lea era capace di coinvolgerli nella giusta maniera creando quel mix che poi è il segreto del successo. Inoltre Lea era la “dama” del torneo, lo presentava lo accudiva e lo difendeva per tutto e per tutti. Non era necessario che le dicessi nulla, lei sapeva cosa doveva fare. Mi ricordo che un anno avevamo avuto delle difficoltà immense create da un misunderstanding con un handicappato e la settimana mi aveva creato grossi problemi e finalmente quando riuscimmo a dimostrare la nostra buona fede dopo avere messo in campo una straordinaria finale tra Jimmy Connors e Yannick Noah ero al villaggio esausto, ma felice finalmente per aver risolto quei problemi.
Improvvisamente però un collaboratore alquanto trafelato mi raggiunge e dicendomi “ Cino corri sul campo perché Connors ha deciso di ritirarsi! “.
Mi alzo di scatto, vedo Lea nei paraggi e le chiedo di seguirmi. Il gioco era fermo e Connors sconsolato mi dice che la sua schiena non si piegava più. C’erano 9.000 persone stipate al Palatrussardi quel giorno. Non mi restò che spingere Lea sul campo dicendole di dire qualcosa di circostanza. Lea terrorizzata mi guardava e mi diceva “No, io non me la sento!” Ma io praticamente la costrinsi dicendolei “Lea questo è il tuo pubblico e vedrai che qualunque cosa dirai avrai solo applausi“. E così fu perché Lea è soprattutto umana ed anche in una situazione alquanto imbarazzante sa tirare fuori dalla gente solo la loro parte migliore e scusate se è poco.

Questa è Lea… , un tantino troppo… oculata nelle spese, certo, ma grande, grande, grande

Grazie Lea

Cino Marchese










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