Federer, il mistero continua il numero uno è un ricordo
(Solo l’orgoglio salva Roger)
Gianni Clerici, la repubblica del 24-04-08
Da un paio di mesi assente dal circuito, e privo di un apparecchio televisivo, mi ero chiesto ripetutamente cosa fosse accaduto al Pieveloce Federer. Da più di quattro anni imbattibile - se non sul rosso -aveva perduta una dopo l’altra quattro partite, che elenco. Una accettabile sconfitta all’Open d’Australia contro Djokovic. Un primo turno a Dubai di fronte all’emergente scozzese Murray. Semifinale a Indian Wells con il non irresistibile yankee Fish. Quarti a Miami da Andy Roddick, che contro di lui aveva beccato negli ultimi undici match. Nel mezzo di simili vicende, apparentemente inspiegabili, ecco lo scoop concesso al New York Times: mononucleosi. Questa maledetta infezione, per lo più di origine orale, l’aveva colpito durante l’Open d’Australia: in modo tanto subdolo che, per ben due mesi, Roger ci aveva convissuto senza rendersene conto. Simile diagnosi aveva alfine offerto un buona ragione a giornalisti e tifosi, e aveva spazzato via altre presunte cause intime, uno slacciamento con la compagna e manager Mirka, un amoruccio con la nipotina del coach Roche, e altre trovate da tabloid. Ora ritorna più bello di prima, ci si era detti, all’esordio del torneo portoghese dell’Estoril. Ma, anziché cancellare i dubbi, l’uscita sul rosso li aveva ravvivati: due set perduti contro due gregari quali Rochus (78)e Gremehnayr (84), la finale vinta sì contro Davydenko (4), ma per incidente del russo. Tale era l’attesa, al Country di Montecarlo, che questa mattina si erano rivisti, ai cancelli, i bagarini. L’avversario del primo turno era un di terza fila, un tipo chiamato Ruben Ramirez Hidalgo, addirittura n. 137 del mondo. Ove non bastasse, par giusto elencare i risultati che avevano preceduto l’approdo a Monaco del fiero rappresentante del piemontese Tennis Alba: battuto in quattro primi turni, a Tangeri da Granollers (107), a Meknes da Vanek (111) a Napoli da Daniel (93) a Monza da Devilder (132). L’inizio odierno era parso a tutti uno degli allenamenti al quale Federerissimo ci aveva abituati: 6 a 1, in trentadue minuti. Ma incredibilmente, all’inizio del secondo, nell’animo dello spagnolo l’Hidalgo iniziava a prevalere, ed ecco il più grande tennista del mondo sommerso di drittacci liftati, e respinto a bruttarsi di rosso sui teloni pubblicitari. In quarantatrè minuti l’arrotino Hidalgo restituiva il 6 a 1 , e non solo: si issava cinque a uno al terzo, contro un Federer ancor più impotente che disperato, ed era soltanto la sua pochezza a fargli mancare per ben quattro volte la palla che avrebbe condotto al match point. Non solo la pochezza, povero finto Hidalgo, ma il complesso di cento match perduti da vantaggi quasi decisivi. E’ anche per questo, per la natura di “perdedor” dello spagnolo, che il più malconcio Federer che io ricordi è riuscito a trarsi fuor dal pelago. Il peggior Federer, ho scritto, ma non certo il meno orgoglioso. Diagnosticare ora la causa, tra mononucleosi, serenità famigliare compromessa (?) , allenamento inadeguato, logorio per i troppi successi, è superiore alle facoltà non solo introspettive ma divinatorie dello scriba. Cosi com’è, direbbe Monsieur de La Palisse, non lo si può più definire il Number One. Ben lungi.
Bolelli fuori con gli applausi di Davydenko
(Peccato Simone, si poteva fare qualcosa in più)
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 24-04-08
MONTECARLO «Buon dritto, colpi vincenti, ha il gioco per la terra, è stato più duro batterlo qui che a Miami». Gli applausi del n. 4 Nikolay Davydenko a Sim-ne Bolelli sono sinceri. E condivisi dal 22enne di Bologna che, un anno dopo, spiega: «Gestisco meglio la difesa, corro meglio. Ho migliorato, anche se devo ancora migliorare. Cercò di fare io il gioco e di essere il più aggressivo possibile, variando molto». Inesperienza «Ho cominciato male», recrimina l’allievo di Claudio Pistolesi, dopo il 6-2 7-6 che fotografa il match. La cosa migliore è là tenuta di campo, anche quando è sotto 4-1 al 2° set, e la rimonta, con quel bel tennis che scuote il muro russo. Ma non l’abbatte forse perché il soldatino Nikolay, con qualche problema fisico, non abbocca al contropiede: «Potevo andare a rete con il lungolinea, ma lo so adesso che mi ha passato». E, col 7-5, si prende tie-break e secondo turno. Brusco passo indietro, invece, per Seppi contro bum-bum Querrey, bombardiere americano di 1.98 che lunedì ha eliminato Moya. Il pupillo di Sartori si blocca davanti all’occasione («Ero nervoso»), e si infila nella diagonale sbagliata: «Lui si spostava e sparava di dritto».