ROMA _ Quasi un eroe un anno fa. Prime pagine sui “politici”, passerelle tv, interviste e copertine su magazine extra tennis. Normale, per il primo tennista italiano in semifinale al Foro Italico, 29 anni dopo la leggenda Panatta. Non c’era arrivato in modo anonimo, come può capitare. Aveva sgambettato addirittura il n.1 del mondo Roger Federer e, già che c’era, un paio di freschi campioncini, il francese Gasquet e il ceco Berdych approdati tra i top-ten.
Caducità delle umane cose. Ieri l’eroe d’un anno fa, Filippo Volandri, invece, ha perso al primo turno _ e malamente _ dall’ecuadoriano Nicolas Lapentti, n. 74 del mondo con un passato piuttosto…passato di n.6 (novembre 1999).
E ha ceduto così malamente, 7-6,2-6,6-2, che il pubblico romano, delusissimo, l’ha persino abbandonato al suo triste destino per spostarsi a seguire un match più combattuto, quello vinto 7-6 al terzo sul serbo Tipsarevic dal cileno Mano de Piedra Gonzalez (finalista 2007 dopo un k.o. inflitto proprio a Volandri).
Guai ad abusare dell’espressione “dall’altare alla polvere”, ma poche attività come quella sportiva un momento ti portano in trionfo e un altro ti precipitano nell’abisso di una depressione che neppure l’alibi di un ginocchio dolorante può mitigare.
Se lo stesso Volandri ha detto “a metà del secondo set il mio ginocchio ha ceduto”, è verò però che il suo match aveva cominciato a perderlo scelleratamente già nel primo inutilmente condotto per 5-1 e 30-0 sul proprio servizio prima di cedere quattro punti a fila. Sul 5-2, 30-40 Filippo si è visto annullare un setpoint da un ace dell’ecuadoriano dai bisnonni siciliani _ si chiamavano Lapenta, all’anagrafe dell’Ecuador gli storpiarono il cognome, non solo il plurale ma anche una T di troppo _ poi ha perso di nuovo il servizio a 30. Non sarebbe stato l’ultimo patrimonio dilapidato dal “nostro”: 5 punti a 3 nel tiebreak. Primo set proprio regalato. Poi il ginocchio incriccato che però non gli impediva di vincere proprio il secondo set né di conquistare un break d’abbrivio nel terzo, 2-1 e servizio ma lì due doppi falli harakiri. Cinque games di fila mollati di brutto e da n.42 Atp ora precipita a n.65, preceduto anche da tre azzurri ora guidati da Starace (anche lui vittima a Montecarlo come già Cipolla, di Lapentti).
“Alti e bassi ne ho vissuti tanti nella mia carriera, ma ora sono veramente a terra. A Roma ci tengo sempre a far bene”. Stessa cosa dice anche Roger Federer, abituato a far bene quasi dappertutto. A Roger due sole finali al Foro (perdute da Mantilla e Nadal) procurano lo stesso fastidio avvertito ieri da Volandri. Tutto è relativo. Fed-Express ha vendicato antiche sconfitte con Canas con un doppio 6-3,6-3. Se Starace oggi batterà il gigante Karlovic, sarà il suo prossimo avversario. Potito sogna di imitare Volandri. Quello di un anno fa.
Ubaldo Scanagatta