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Ecco come gioca Bolelli

Pregi e limiti dell'uomo nuovo del tennis italiano. Roberto Commentucci

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Maggio 2007, Internazionali d'Italia. Una piccola folla si accalca sui gradoni del Foro Italico, lo sguardo rivolto al campo n. 1, in genere riservato agli allenamenti-passerella dei campioni. Proprio sotto la magnifica terrazza, nella luce del mattino, è perfettamente riconoscibile lo spagnolo Tommy Robredo, affermato top ten, che gioca un set di allenamento contro un giocatore sconosciuto, ma sul quale si appuntano curiosi gli sguardi degli spettatori. Lo sparring di Robredo, infatti, un ragazzone robusto e ben piantato, sembra sapere il fatto suo. Scaglia con la sua racchetta colpi di grande violenza, che lo spagnolo fatica assai a contenere.
I ragazzini delle SAT, i raccattapalle, spalancano gli occhi: "Mamma mia come picchia quello lì! Ma chi è?" D'un tratto, tra il pubblico inizia a correre una voce: "Come, non lo sapete? Quello è Bolelli, il bolognese Simone Bolelli". "E' italiano? E tira così forte? E serve così? Oh, finalmente abbiamo un giocatore con il fisico". Il pubblico inizia timidamente ad applaudire le accelerazioni vincenti del ragazzo bolognese. Robredo, punto sul vivo, e già indietro nel punteggio, non ci sta a fare la comparsa. Aumenta la sua intensità di gioco, si mette a correre come un forsennato, ce la mette tutta. Ne esce un bellissimo set di allenamento, fatto di scambi violentissimi. Simone, dopo aver chiuso l'ennesimo diritto-bomba e aver stretto la mano al suo avversario, lo sguardo sorpreso e imbarazzato, riceve una autentica ovazione dallo speranzoso pubblico romano. Purtroppo, quella stessa sera sul centrale, contro il cileno Massu, il bolognese non si esprime ai livelli della mattinata e, frenato anche dal campo pesante, lascia strada in due set al più esperto avversario. Ma si è fatto conoscere, e il grande pubblico ha potuto intravedere le sue grandi potenzialità.
Simone Bolelli di Budrio, presso Bologna, classe '85, circa un anno e mezzo più giovane di Seppi, ha avuto un percorso di avvicinamento al tennis professionistico molto travagliato. Figlio di un discreto giocatore di calcio, inizia a giocare a 7 anni e viene plasmato dal maestro Ronzoni nel
centro di Cividino, dove mostra subito grandi doti di tecnica e potenza, ma anche un fisico estremamente fragile, con ripetuti infortuni muscolari agli arti inferiori, che praticamente gli impediscono di svolgere attività a livello under 18. Finalmente, a inizio 2004, un'operazione ai denti del giudizio consente di risolvere radicalmente i problemi muscolari, e Simone inizia a tentare la via dei tornei pro, alternando futures e challengers. I risultati arrivano subito: il bolognese si aggiudica 2 futures, centra una finale a livello challenger, sfiora addirittura la qualificazione all'Atp di Palermo e finisce l'anno intorno al n. 270 del mondo, a poco più di 19 anni. E' un altro grave infortunio, questa volta al polso destro, a frenare la crescita di Simone, che salta metà della stagione successiva e a fine 2005, ormai ventenne, è ancora fuori dai primi 200 giocatori del mondo. Arriva il tempo delle grandi decisioni. Il bolognese decide di affidarsi ad uno dei più esperti allenatori italiani, e si trasferisce a Roma, alla corte di Claudio Pistolesi. Il sodalizio con il vulcanico coach romano sembra subito funzionare: Simone riprende a scalare la classifica, acquisisce continuità e inizia a programmarsi in modo più ambizioso. La primavera del 2007 lo vede finalmente fra i primi 100 giocatori del mondo, grazie ad alcuni notevoli exploit come il terzo turno raggiunto al MS di Miami (dove dopo aver battuto gente come Kendrick, Monfils e Tursunov mette paura allo spagnolo Ferrer, arrivando a servire per il primo set) e la vittoria nell'importante challenger di Tunisi. Nonostante un nuovo infortunio agli addominali, che gli fa perdere tutta l'estate, Bolelli chiude la stagione 2007 ben dentro i primi 100, grazie soprattutto alle ottime prestazioni a livello challenger (a fine stagione si aggiudica anche quello di Bratislava) ma anche al secondo turno raggiunto in tre prove dello Slam (a Parigi, a Wimbledon e all'US Open).
Secondo molti osservatori, il bolognese è il più talentuoso fra i nostri giocatori di vertice. Dotato di una notevole velocità di braccio e di un ottimo anticipo, riesce ad imprimere grande potenza ai suoi colpi, ma è anche in grado di trovare soluzioni di tocco di notevole eleganza. Bolelli vanta un repertorio tecnico di rara completezza. I due fondamentali sono compatti, con aperture contenute e poca rotazione. Il colpo più naturale è il diritto, davvero molto pesante, che Simone gioca con ogni tipo di traiettoria. Il rovescio, classico, è molto elegante e quasi altrettanto potente. Simone lo ha decisamente migliorato lo scorso anno, anche grazie ad un cambio di racchetta. Molto sicuro sull'incrociato, inizia a controllare molto bene anche la traiettoria lungolinea, che ora gli porta molti punti. Eccellente inoltre la variante in back, dal rimbalzo bassissimo. Nel servizio Bolelli è, insieme con Bracciali, il più dotato fra gli azzurri. La prima palla piatta è costantemente intorno ai 200 km/h, e lo slice esterno è molto efficace, mentre meno frequente è il ricorso al kick. Anche la seconda è di ottimo livello. Il gioco al volo, da fermo, è buonissimo, con gesti perfetti e ottima sensibilità di mano, e lo smash è molto sicuro. A questo punto, starete pensando che abbiamo a che fare con un fenomeno.
Direte, ma allora, come mai uno così non è nei primi 10 del mondo? Purtroppo per il bolognese, per vincere a tennis non basta tirare forte, bisogna anche correre. E qui vengono i problemi. I ripetuti infortuni muscolari che lo hanno afflitto da ragazzo hanno impedito a Simone, atleta di costituzione molto massiccia, di potenziare adeguatamente la parte inferiore del corpo. Ne risulta una certa lentezza negli spostamenti, sia in quelli laterali, sia soprattutto in avanti. Il problema è poi amplificato dal fatto che il bolognese è un giocatore piuttosto carente nella capacità di "lettura" della direzione dei colpi avversari e spesso si mette in moto con una frazione di secondo di ritardo. Ciò, oltre a limitarlo nello scambio, gli crea tantissimi problemi nel fondamentale della risposta, davvero deficitario. E quindi Simone è un giocatore dalle due facce: molto spettacolare, a tratti irresistibile, quando può servire, tenere l'iniziativa e comandare il gioco; estremamente vulnerabile quando è in risposta ed è costretto alla fase difensiva, situazione di gioco dalla quale estrae pochissimi punti.
Questi limiti fisici ne hanno a lungo condizionato anche la capacità di interpretazione tattica dei match. Bolelli è stato spesso accusato di non saper variare il gioco, di rischiare troppo, di tirare solo forte, di non seguire mai a rete le aperture di campo. Purtroppo, il bolognese è in un certo senso "costretto" a giocare in quel modo. Non può permettersi palle interlocutorie, deve sempre mirare a comandare lo scambio, consapevole che altrimenti, se l'avversario lo costringe a correre, le probabilità di vincere il punto diventano per lui minime. E d'altro canto, data la lentezza nella corsa in avanti, e il connesso rischio di farsi trovare fuori posizione, non ha ancora potuto imparare a seguire a rete le sue notevoli accelerazioni, e spesso è costretto, contro giocatori abili nella fase difensiva, a fare il punto 3 o 4 volte. In questo modo, anche il suo ottimo gioco al volo diventa un'arma inutilizzabile.
Solo di recente, nel challenger vinto a Bratislava, dove ha battuto ottimi giocatori come Berrer e Falla, il bolognese ha mostrato progressi nella mobilità, specie in avanti, e ha giocato ottime voleé. In una recente intervista Simone ha dichiarato che da circa un anno, con il suo preparatore atletico Carlo Regalzi, sta lavorando per migliorare fisicamente, e che ha effettuato una durissima preparazione invernale, che forse spiega i risultati poco incoraggianti di questo inizio di stagione. Il ragazzo è molto serio, lavora e si allena con coscienza, si impegna molto più di quanto non abbia mai fatto il suo concittadino Camporese, al quale lo lega una certa somiglianza nel tipo di gioco. Semmai, forse non è ancora perfettamente conscio delle proprie potenzialità. Purtroppo il tempo fugge, il bolognese ha ormai compiuto 22 anni. E da quando è apparso sul circuito, i suoi miglioramenti hanno riguardato soprattutto la tecnica (sul rovescio) e la tenuta mentale (il braccio raramente trema nei momenti decisivi), mentre i progressi fisici sono stati francamente esigui. La sensazione è che il nostro paese, ancora una volta, non sia all'avanguardia, e che all'estero si usino metodologie di training più moderne e sofisticate. La speranza è allora che anche in Italia si possa trovare un Paganini, inteso non come violinista, ma come preparatore fisico, visti i sensazionali progressi atletici che l'allenatore svizzero ha fatto compiere ai suoi assistiti, da Stanislas Wawrinka (coetaneo di Bolelli, che due-tre anni fa non era più veloce di lui) alla serba Ana Ivanovic, da sempre più bella che rapida.
Alla prossima, per parlare del velocissimo Fabio Fognini.
 

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