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Internazionali Bnl visti in tv

Pagelle da Roma, la Reggi stecca
Sbaglia di una "inezia" con l'inerzia

Lei e Boschetto non regalano alcuna emozione durante Stepanek e Horna. Trasmissione davvero sottotono. Marcos

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Boschetto/Reggi – Stepanek/Horna

“Se avesse veramente male, già al primo recupero non ci sarebbe arrivato…”

“Contrasto di stili: leggermente favorito Stepanek, però…di un’inerzia”, Raffaella comincia in salita: l’inezia è una piccolezza, ma quest’inerzia è proprio grossa! I due cronisti, all’inizio, raccontano della vittoria di Stepanek su Ferrer; sottolineano a dovere la grande sorpresa e riportano correttamente il risultato, ma nulla dicono del comportamento di Radek: gli appassionati sanno che, oltre ai meriti tecnici, il ceco è riuscito nell’impresa di battere lo spagnolo, impedendo fisicamente all’addetto al campo di innaffiarlo al termine del primo set. Ferrer, che voleva un campo più umido e lento, avrebbe dovuto reagire in maniera diversa, probabilmente: invece, ha perso la testa e la partita. Boschetto è, però, preparato su Horna: “Il suo miglior risultato nel Master Series del 2004 a Madrid, su superficie abbastanza ostica per lui”. Raffaella non ricorda che siamo agli ottavi e, riferendosi al peruviano: “Giochi le quali, superi Gasquet ed Acasuso, per poi giocarti nei quarti un match contro Stepanek: è il bello del tennis!”. La cronista prosegue, suggerendogli la giusta tattica: “Palle alte e profonde…così non dai possibilità al ceco di venire a rete. Stepanek è messo bene dalla parte del rovescio; il dritto, invece, è un po’ ballerino”.

“Soluzione elegante di Horna: col rovescio lungolinea il peruviano tiene il servizio: 1 a 0”. All’improvviso, il cronista si ricorda delle malefatte di Stepanek nell’incontro precedente: “Radek, durante il match, ha cercato di indispettire Ferrer con i suoi atteggiamenti istrionici, poco simpatici. Insomma: lo conosciamo!” 1 pari. Lucio Horna tiene il terzo game a zero. Parte la pubblicità: un finlandese addenta una betulla per lavarsi i denti…talvolta, guardando quello che s’inventa l’uomo, non mi trovo a mio agio. “Non s’è giocato in questo game: 2 pari”. Stepanek inizia a scrivere una nuova sceneggiatura. Esterno giorno, ottavi di finale del torneo di Roma, campo numero uno, inizio sesto game del primo set: mentre Horna sta per servire, Radek decide di sciogliere il bianco grip e di riavvolgerlo intorno al manico, prendendosi tutto il tempo necessario; al termine della lavorazione, non ritiene necessario ringraziare l’avversario per aver atteso con pazienza ed educazione. Lucio incassa senza fiatare, si concentra e vince il game a zero: 3 pari. I cronisti disapprovano a distanza le critiche di Nadal alla programmazione dei tornei imposta dall’Atp: non gliela fai a giocare tutti i tornei sulla terra? E salta Barcellona, no? Capisco che gli argomenti del direttore del torneo catalano siano molto convincenti, ”e qui mi fermo…”: ma, se non gliela fai, lascia perdere! Sorvolano sul fatto che la stagione sulla terra è organizzata come i banchi del pesce al mercato di Chioggia: uno dietro l’altro, senza soluzione di continuità.

Serve Horna, che sbaglia una semplice benedizione a rete: “Non voglio dirlo: ma il settimo game…”. Detto, fatto. Raffaella strappa il servizio al peruviano: 4 a 3, e servizio a Stepanek. “S’interrompe la striscia di undici punti consecutivi del ceco al servizio: 4015”, conta Boschetto. Sul 5 a 3, Lucio si appresta a servire con “l’aria del giocatore che ha fatto gavetta nei challenger boliviani, colombiani…un’aria sofferente”. E per forza: sta perdendo il set! Stepanek serve per aggiudicarsi la prima frazione. “Vamos!”, grida Horna, dopo aver tirato un buon passante: 0015. Il ceco pareggia col rovescio. “Vamos!!”, grida Horna, al secondo passante vincente: 1530. “Servizio esterno molto efficace: 3030”. “Vamos!!!”, pensa Horna al doppiofallo del rivale: breakpoint. “La disperazione di Lucio Horna!”, che stecca la risposta di rovescio, abbandona la racchetta a terra, si mette le mani nei capelli, si piega a novanta gradi interrogando gli inferi, sposta le mani sulla bocca, per soffocare un lamento blasfemo e si prepara a perdere il set, colpito da due ottime prime dell’avversario. Stepanek, terminata la pratica, s’avvicina a rete con un pugnetto ostentatamente prolungato, tema tradizionale delle sue colonne sonore.

Una palla corta finita in rete, un errore grossolano nei pressi della rete ed un nastro particolarmente Limaccioso consegnano il break al peruviano: 2 a 0 e servizio per lui. “Stepanek aveva fatto tutto bene: attacco in controtempo e demivolée profonda…ma Horna ha trovato la lucidità per tirare un ottimo passante lungolinea. 30 pari”. Sono sul 1530. Boschetto continua: “Ottimo servizio di Horna all’incrocio: 30 pari”. Ecco, appunto. “Vamos!”: 3 a 0. I due non stanno giocando bene: “Non un grande ritmo, in questo incontro, eh?”, “No, direi di no”. Luca chiude il quinto game: “Schiaccia il suo dritto in diagonale e continua il suo sogno: 4 a 1!”. Raffaella il sesto: “Qui, grossi problemi per Stepanek: 5 a 1”. La cronista continua: “Piegato in due, Stepanek: 6 a 1!”. Radek sembra in grande difficoltà, sembra…

Esterno giorno, ottavi di finale del torneo di Roma, campo numero uno, inizio terzo set, fisioterapista in campo: il ceco denuncia qualche difficoltà alla caviglia sinistra. Mi duole annotarlo, ma il cronista non si tira mai indietro: mentre il massaggiatore s’adopra lentamente sull’arto sinistro del ceco, la regia inquadra Lucio Horna, che, senza esitazioni, investiga una sua narice, indugiando pensieroso, giusto il necessario. Radek si prende gratuitamente quei cinque minuti in più, rispetto a quelli concessi dal regolamento, vestendo il calzino con la lentezza, a cui ci ha abituato Sharon Stone, quando vuole sedurci con le collant. Quando rientra in campo per servire, non pare che si prodighi in cenni di ringraziamento al rivale, per aver atteso con pazienza ed educazione. Il nastro si vendica immediatamente, deviandogli una volée in corridoio. Appena perso il punto, Stepanek accenna ad una leggera zoppìa, per chiarire al rivale le sue difficoltà. Al terzo accenno di malessere, Raffaella ci casca: “Fatica proprio a tenere il piede…”. Subito dopo, Radek si produce in tre scivolate consecutive sotto rete da far invidia a Noah. Honny soit qui mal y pense, ma solo Horna, probabilmente, nel pieno del frastornante agonismo, non è riuscito ad accorgersi della pantomima inscenata dall’estroso talento del rivale: anzi, come capita spesso, Lucio s’è così preoccupato di affrettare i tempi, per battere rapidamente l’avversario in difficoltà, che, snaturando il suo gioco, ha perso punto dopo punto, fino all’inevitabile sconfitta.

Con un ace, Stepanek tiene il servizio e corre a cambiar campo, sgambettando come una spensierata capretta di montagna. Reggi non si trattiene: “Eccola lì…Nicole Vaidisova!!”. “Che mistero…che mistero!!”, invidioso, il Boschetto. “Un po’ di cinema non fa mai male! Stepanek alza un pallonetto da sotto le gambe!” e, poco dopo, s’aggiudica il terzo game: 2 a 1 per lui. Esterno giorno, ottavi di finale del torneo di Roma, campo numero uno, pausa dei dispari, fisioterapista in campo: il ceco, questa volta, forse dimentico della sceneggiatura scelta per oggi, si fa massaggiare la parte superiore del ginocchio sinistro. Anche Boschetto ci casca: “Non ha l’appoggio…non so mica se in queste condizioni Stepanek possa farcela…”. Horna tiene il servizio: 2 pari. Raffaella, nel quinto game, a modo suo, prova a suggerire al peruviano un cambio di tattica: “Un pallonetto, mai? Una risposta in back, mai??”. Lucio non l’ascolta: 3 a 2 per il rivale. Il fisioterapista di nuovo protagonista: Horna guarda perplesso. Provo a seguirne i pensieri: “Possibile che in campo questo si muova al meglio, senza alcun accenno al fastidio, con estrema leggerezza…tranne quando perde i punti?”. Finalmente, la cronista si accorge: “Se avesse veramente male, già al primo recupero non ci sarebbe arrivato…”. I dubbi di Horna si materializzano e si trasformano in incubo: commette un doppiofallo, piazza un dritto a mezza rete e cede il servizio: 4 a 2. Il pubblico accenna a qualche applauso agli ultimi errori del ceco: forse, in parte, s’è accorto.

Esterno giorno, ottavi di finale del torneo di Roma, campo numero uno, settimo game del terzo set, Stepanek a cavalcioni sulla rete, una gamba di qua, una di là, minaccia di invadere il campo avverso, per controllare de visu una sua palla di servizio chiamata out. Il giudice di sedia, Lars Graff, ordina: “Stay in your side…stay in your side”. La partita, ormai, è nervosissima. Horna prende a pugni le sue corde ed anche Boschetto, finalmente, si accorge: “Uno che zoppica, però, un salto così…eh?”. “Secondo me, Stepanek non sta bene…di più! Ha fatto due o tre recuperi eccezionali!!”. 5 a 2 per il ceco. Luca lo accompagna alla vittoria: “E finisce qua: 64 16 63. Radek Stepanek si qualifica per la seconda volta in carriera nei quarti del torneo di Roma!”. Raffaella chiude con l’avverbio di luogo, suo tradizionale cavallo di battaglia: “Ha vinto il giocatore più esperto, uno Stepanek dove, forse, aveva qualche problema fisico, ma, alla fine, è riuscito a vincere”. “Horna avrebbe dovuto giocare con più tranquillità”. Vero, ma se gli occhi non mi hanno tradito, s’è accorto troppo tardi del giochino del rivale.

Reggi: 5
Boschetto: 5
Stepanek: 5
Horna: 5


 

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