Edizione sfortunata, tra ritiri e uscite di scena "impreviste". Ora la finale offra uno spettacolo degno degli Internazionali Bnl d'Italia. Ubaldo Scanagatta
ROMA _ Un’ora e 3 minuti per due semifinali. Nemmeno ai tempi in cui non ci si sedeva al cambio campo per un minuto e mezzo, e non c’era la regola che consente di prendere fiato per 25 secondi fra la conclusione di un punto e l’inizio del successivo, si sarebbe potuto finire più alla svelta anche se nella prima finale open di Wimbledon, 1968, Rod Laver regolò l’altro australiano Tony Roche in tre set e 59 minuti.
Quella storica finale non fu magari avvincente, ma almeno si disputò per intero. Invece oggi Roddick si è accorto dopo un game che con la spalla sinistra incriccata non poteva servire i suoi cannonballs a 250 km l’ora (e nemmeno a 130) e si è ritirato sul 3-0 per lo svizzero Stanislaw Wawrinka dopo 29 minuti, mentre il giustiziere di Federer, Radek Stepanek, in preda a veri conati di vomito _ poi deflagrati al rientro negli spogliatoi _ si è arreso a Novak Djokovic sul 6-0,1-0 e 37 minuti di… non gioco: il boemo si trascinava penosamente sui piedi, ha provato persino a seguire il servizio 6 volte venendo regolarmente infilato come un tordo. Era come sparare sulla Croce Rossa. Gli è riuscito un unico colpo vincente, né un dritto né un rovescio ma un servizio, ha fatto 7 punti in tutto e poi si è arreso al mal di stomaco.
Il medico Di Giacomo ha diagnosticato una serie di concause, stress (battere Federer non succede tutti i giorni), caldo (27 gradi e un bel primo solleone) e cattiva digestione. Quest’ultima era stata causata sia dalla prematura conclusione della prima semifinale (Stepanek era a tavola quando l’hanno avvisato che di lì a un quarto d’ora avrebbe dovuto scendere in campo) sia da un menù più adatto ai partecipanti dello Scolapasta D’Oro, il torneo ispirato da Ugo Tognazzi in corso di svolgimento al Foro, che a un professionista: pasta molto sugosa, straccetti di carne e piselli.
Fatto sta che questa edizione n.65 del torneo batte record molto poco invidiabili: il maggior numero di ritiri di sempre, cinque (con i tre dei giorni scorsi, Del Potro, Gonzalez e Almagro), il primo torneo ATP con due semifinali non concluse, e con Djokovic che fra quarti e semifinale ha giocato appena due set finti (nei quarti con Almagro era stato un 6-1,1-0). Domani Djokovic n.3 del mondo è favorito ma non troppo con lo svizzero di riserva, Wawrinka, che ha un rovescio spettacolare e che ha battuto Djokovic 2 volte su 6. Nell’unico duello sulla terra rossa Djokovic si ritirò sul 6 pari perché non riusciva a respirare. Dio non voglia che qualcuno decida di ritirarsi anche oggi. Certo se i tennisti giocassero meno, selezionassero meglio i loro appuntamenti, si farebbero anche meno male.