Già ad Amburgo potrebbe esserci il sorpasso su Nadal. Ubaldo Scanagatta
ROMA _ La sola cosa che Novak Djokovic, primo serbo a trionfare a Roma, non ha voluto fare sono state le imitazioni per le quali è celebre. Quelle di Federer, Nadal e soci. “Poi arrivo ad Amburgo e non mi parla più nessuno”. Beh, forse avrebbe potuto fare la …Sharapova, con la quale ha comunque un buon rapporto. La ospitò anche nel suo box il giorno della finale dell’US Open 2007.
Soltanto tal Pete Sampras aveva fatto meglio di Novak Djokovic nei primi cinque mesi dell’anno. Ma accadde 14 anni fa, anno del Signore 1994: allora Sweet Pete vinse l’Australian Open, Indian Wells e Miami, poi Roma. Al tennista serbo che qualche anno fa _ insoddisfatto della federtennis serba priva di mezzi per assistere una giovane speranza come lui _ aveva chiesto senza successo alla federazione italiana di aiutarlo a diventare italiano (ah se quell’aiuto fosse giunto non saremmo qui a ricordare che gli Internazionali d’Italia non sono stati più vinti da un nostro giocatore da 32 anni….) manca solo il torneo di Miami per far pari con Sampras, perchè gli altri tre tornei li ha vinti alla grande.
Sconfiggendo quella tensione che talvolta attanaglia i favoriti anche più esperti, e che gli è costato il primo set con lo svizzero Wawrinka che anche da sconfitto spicca un balzo formidabile nelle classifiche mondiali, da n.24 a n.10, il ventenne Djokovic non ha lasciato che spiccioli nei suoi turni di servizio, otto punti in nove games. Una sola volta lo svizzero che può vantare il miglior rovescio del suo Paese _ ah sì, è certamente migliore di quello di Federer _ è riuscito ad arrampicarsi a 40.
Per succedere nell’albo d’oro al tricampeon Rafa Nadal e ad altri due spagnoli (Moya 2004 e Mantilla 2003) è bastato quindi a un Djokovic un po’ più aggressivo, ed incisivo anche sottorete (dove di solito non lo è tanto) strappare una volta nel primo set e due nel secondo la battuta a Wawrinka che serviva le “prime” mediamente a 170 km orari di media anziché sopra i 200. Una ragione c’era: al mattino, lui che aveva disputato uno straordinario torneo battendo Safin, Murray, Ferrero, Blake e Roddick, era stato in ospedale, tanto da far temere l’ennesimo forfait in un torneo costellato da cinque ritiri.
“Sono stato il miglior tennista fino a qui, ma conta esserlo alla fine dell’anno, Roger (Federer) gioca un po’ peggio di prima ma è n.1 da quattro anni e in questo momento lo è ancora” ha ricordato saggiamente il pur ambizioso Djoker.
Djokovic, a soli 310 punti Atp dal secondo posto di Nadal parla italiano, ha un dottore italiano (il prof. “Laser” Pierfrancesco Parra), ha avuto un coach italiano (Riccardo Piatti rimasto fedele a Ljubicic), si è allenato a lungo in Italia. Per il mancato passaporto italiano pazienza. Dobbiamo cavarcela con le nostre forze. E magari Simone Bolelli le ha.
Djokovic b.Wawrinka 4-6,6-3,6-3. Bryan-Bryan b.Nestor-Zimonjic 3-6,6-4, 10-8. Oggi via al torneo femminile