Il tennista serbo ha ancora una priorità da raggiungere: gli Internazionali di Francia.
Traduzione di Alessandro Mastroluca
D. Non hai certo sentito la mancanza dei top-players, come Roddick e gli altri, Wawrinka ha giocato davvero bene, soprattutto nel primo set: te l’aspettavi?
NOVAK DJOKOVIC: Beh, sapevo che era difficile affrontarlo su questa superficie, perché, se guardi ai suoi risultati, è sulla terra che ha fatto le cose migliori. Perciò è uno specialista e non aveva niente da perdere. Sarà tra i top-10 dopo questo torneo, perciò sarà molto soddisfatto. Ma io ho provato a restare concentrato per tutta la gara, perché è difficile convivere con il ruolo di favorito in queste grandi partite. Non pensavo al fatto che di fronte avevo un giocatore non testa di serie, ma un giocatore che ha meritato di essere qui. Ha mostrato le sue qualità. Alla fine ho fatto quello che dovevo. Anche se ho vinto in tre set, sono contento di come ho giocato nel torneo.
D. Ti è stato già chiesto qualcosa sulle volée? Sono arrivate adesso. Sono apparse molto importanti per te.
NOVAK DJOKOVIC: Sì, certo. Ho giocato alcune ottime volée, soprattutto nel terzo set, nei punti importanti. Credo che il punteggio fosse 2-1 o 3-2 per me, nel terzo set, e ne ho giocato un paio davvero belle da posizioni difficili. Sono contento. E’ quello su cui ho lavorato negli ultimi due mesi, sto provando a rendere il mio gioco più vario, così ora posso giocare a rete e restare a fondo campo, ora posso giocare sia in attacco che in difesa allo stesso tempo.
D. Sei il giocatore migliore, almeno quest’anno. Cosa pensi vorresti migliorare? Mi spiego, dove vedi spazio per un miglioramento, nello specifico un colpo, un dettaglio?
NOVAK DJOKOVIC: No, niente nello specifico. Potrei indicare diversi aspetti e diversi colpi che ho bisogno di migliorare, ma c’è sempre spazio per un perfezionamento. E’ normale. Nessuno può giocare in maniera perfetta. Quest’anno ho mostrato grandi qualità sul veloce ma anche sulla terra. Sto giocando bene, su dieci partite ne ho vinte nove, è fantastico. Sono molto soddisfatto, ed è questa la cosa che vorrei durasse di più. Fare grandi risultati nei tornei maggiori, è questa la cosa più importante se voglio restare al vertice.
D. Tu parli italiano e lavori con un dottore italiano. Quanto c’è in te della personalità italiana?
NOVAK DJOKOVIC: Devo ancora migliorare il mio italiano. Questa è la prima cosa. Mi piace l’Italia come nazione. Noi, la Serbia e l’Italia, abbiamo mentalità molto simili. Siamo vicini,infatti ho giocato qui molti tornei del circuito junior in passato, e mi sento a casa. Ogni volta che ci torno le persone mi accolgono alla grande e mi ospitano nel miglior modo possibile. Cercherò di tornare qui il più possibile in futuro.
D. Ora che hai vinto il primo Masters Series sulla terra, è diventato evidente che il tuo gioco si adatta molto bene a tutte le superfici. Ci sono degli aggiustamenti quando vieni a giocare sulla terra, o sostanzialmente ti approcci alla partita così come sul cemento o sull’erba?
NOVAK DJOKOVIC: Di sicuro devi sempre cercare di trovare una tattica particolare, un approccio specifico per ogni superficie. Non puoi giocare esattamente nello stesso modo su ogni superficie, perché ognuna è diversa. Sull’erba devi giocare con più tagli slice, andare più spesso a rete, essere più aggressivo e variare molto il servizio. Sulla terra, che è la superficie più lenta in assoluto, devi essere davvero molto paziente, e devi essere fisicamente al 100%. Per questo ho lavorato molto sul piano fisico nelle ultime due settimane. Puntavo a Roma e al Roland Garros come le mie priorità per la stagione sul rosso. Ma la prossima settimana c’è Amburgo e, beh, cercherò di dare il meglio anche lì. Proverò a recuperare nei prossimi due-tre giorni. Sono comunque molto contento di aver vinto un grande torneo su questa superficie, perché ora posso affrontare con più fiducia i grandi tornei sul rosso, e sulle altre superfici. Quest’anno è come un sogno per me, ma voglio continuare. Voglio chiudere la stagione come n.1 della race.
D. All’inizio sembravi un po’ nervoso per il fatto di essere il favorito. Cosa c’è di difficile nell’essere il favorito? Qual è il problema?
NOVAK DJOKOVIC: In effetti non te lo puoi spiegare se, beh, non sei un atleta professionista e un tennista. Solo allora senti davvero che cosa si prova, come ci si sente ad essere in campo in grandi partite come questa e dover reggere la pressione e le attese. E’ parte dello sport, infatti ho giocato diverse partite quest’anno da favorito, e mi sto abituando decisamente bene alla pressione. Perciò, se davvero voglio restare al vertice del tennis mondiale, devo abituarmi a queste cose. E’ normale. La pressione è parte dello sport, e penso che sia una sfida per ogni giocatore.
D. Come vedi il collasso di Nadal e di Federer?
NOVAK DJOKOVIC: Beh, non lo chiamerei proprio collasso, mi sembra un po’ eccessivo. Sono professionisti, ed esseri umani come tutti noi. E’ normale perdere al primo o al secondo turno dopo tanti anni di dominio. Ovviamente, tutti eravamo abituati a vedere Federer e Nadal in finale in tutti i grandi tornei, ed è per questo che tutti parlano della loro assenza in questi termini. Tutto quello che posso dire è che stanno sopportando uno sforzo mentale davvero notevole, perché c’è molta pressione e così tante aspettative che riescano ad arrivare sempre in finale, su ogni superficie e in qualunque torneo. Quest’anno non stanno giocando bene come negli anni passati, ma tornerete a vederli spesso nel prosieguo della stagione, ne sono sicuro.
D. Non fai più le imitazioni. Ci puoi spiegare se è perché qualcuno ti ha chiesto di non farle?
NOVAK DJOKOVIC: No, è perché non mi va di farle.
D. Magari ti rende più forte, ti dà una sorta di vantaggio in qualche modo?
NOVAK DJOKOVIC: Crede che le imitazioni mi rendano più forte? No.
D. No. Il fatto che tu non faccia più le imitazioni perché altri non vogliono.
NOVAK DJOKOVIC: No, semplicemente non voglio continuare a farle, perché non è la cosa che faccio meglio. Quello che faccio meglio è, capisce, vincere su un campo da tennis. Ed è quello che voglio continuare a fare per i prossimi dieci, quindici anni. Ma le imitazioni, le facevo perché mi divertivo, e non prendevo in giro nessuno. Cercavo solo di portare un po’ di energia positiva, di divertimento, qualche risata, qualche sorriso, tutto qui. Ma ho sentito che qualche giocatore, e la gente, hanno iniziato a parlare delle imitazioni in maniera negativa. Non è quello che voglio, perciò smetterò di farle.