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Intervista alla Sharapova

La nuova Maria si svela.

Faccia a faccia con la russa che racconta i suoi segreti e i suoi propositi futuri. Intervista concessa durante il torneo di Doha (Febbraio 2008). Ubaldo Scanagatta

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(Intervista pubblicata su MatchPoint)

Doha (Qatar) _ Valeva la pena andare in Qatar. Non soltanto per constatare quanto sia cambiata Doha. Dieci anni fa sulla West Coast della città troneggiava il solo Sheraton, circondato dal niente. Oggi lo Sheraton sembra piccolo piccolo, accanto gli hanno costruito qualcosa come 118 grattacieli. E altri ne costruiranno ancora, a ritmo forsennato.

Ma novità di Doha a parte – dove invece lo stadio del tennis è sempre lo stesso e dopo 15 anni accusa un po’ il peso degli anni _ il piacere della trasferta è dovuto anche all’eccezionale disponibilità di una delle tenniste che per solito viene considerata una delle più difficili da avvicinare: Maria Sharapova.

Mai l’avevo trovata così serena, tranquilla, pronta a parlare apertamente, a rispondere esaurientemente alle mie domande, anche quelle piuttosto personali. E ciò sebbene da quando mi ha ribattezzato “professore” lo scorso Wimbledon _ perché apparentemente, mi ha spiegato, ho l’aria severa e …”Perché con le tue domande mi costringi spesso a pensare…” _ Maria si dimostri con me sempre gentile e anche simpatica. Stavolta poi non c’era suo padre “E’ andato a sciare, c’è una bella neve di questi tempi da noi” mi ha spiegato con un sorriso Maria che non pareva avvertirne la mancanza. La ragazza sta crescendo, è sempre più donna e sempre meno bambina.

E poi a Doha per il Qatar Totale Open era meno circondata dai giornalisti, gli stranieri erano pochissimi, un paio di inglesi, tre australiani, un francese… ed io. E certo sulle giocatrici non c’era la pressione che avvertono inevitabilmente in una prova dello Slam. Questo era un Tier 1, subito dietro gli Slam, ma la differenza si sentiva e poi il fatto che tutte le teste di serie l’abbiano ben presto lasciata superfavorita del torneo (poi vinto) la deve avere ulteriormente rasserenata.

Anche perché non credo siano più i soldi a farle tanto gola, quanto semmai il tentativo di ritornare sul trono del tennis femminile. Laddove è già stata.

Quest’intervista riassume domande fatte in più momenti…e il primo è stato il più fortunato perché Maria ha battuto Tamarine Tanasugarn talmente tardi che in sala stampa non c’era più nessuno salvo la giornalista australiana Vivienne Christie con la quale abbiamo condotto l’intervista più lunga.

“Che fai qui a Doha?” mi domanda sorpresa Maria nel vedermi (ero arrivato mercoledì e non l’avevo ancora incontrata).

_Come, non lo sai? Sono venuto per intervistare te, non te l’ha detto John (Dolan è il media-manager della Wta, lì preoccupatissimo di tanta confidenza…n.d.r)? La mia studentessa avrà pure dieci minuti one&one con il suo professore no? (Dolan rischia di svenire...)

Lì per lì anche lei sembra un tantino preoccupata, ma poi dopo le prime domande si scioglie…

_ La sola cosa che si può dare per certa è che non sei qui per i soldi come tante altre…ormai hai guadagnato denaro per almeno tre generazioni di Sharapov!_ le dico scherzando.

“Di generazioni, veramente, spero di poterne… mantenere almeno dieci o venti! _ ribatte pronta _ Ho solo 21 anni…” puntualizza con il sorriso di chi, beata lei, guadagna, ben oltre i 12 milioni di dollari di premi: almeno 30 milioni di dollari l’anno dai vari sponsor (Sony Ericsson Colgate, Canon, Tag Heur, Land Rover, Parlux Fragrance, Samantha Tavasa, Tropicana-Pepsi, Gatorade, Nike, Prince).

“Con alcuni dei miei sponsor non sono solo una testimonial ma…una socia. E ho imparato più d’economia in questi due anni che se fossi andata all’università…Mi sarà utile un giorno. Non mi vedo ancora tennista a 30 anni”.

_ Ma è vero che hai comprato terreni anche su Marte?

“Non l’ho comprato io _ ride Maria _ è stata Nadia, una mia amica mi ha regalato quattromila metri su Marte, con tanto di certificato di proprietà, la mappa del luogo…”

Insomma le classiche americanate. E lei ormai è più americana che russa

_ E il centro tennistico in Vietnam? _ le chiedo dopo aver visto una storia lacrimevole su Internet, ripresa da un giornale vietnamita che ha colto in contropiede parecchi, compreso il sito sul quale l’ho letto, cioè www.tennisnews.com di Bob Larson.

“No, mai stata in Vietnam! Ma l’altro giorno mi hanno detto che avevo comprato del terreno in Israele durante la Fed Cup…Insomma ogni giorno ce n’è una nuova. Onestamente…” dice lei scuotendo la testa fra il sorridente e il rassegnato.

_ Posso chiederti se sei più soddisfatta per quello che hai o per quello che sei?

“Beh, quello che ho è arrivato… è arrivato…per quello che ero, che sono. E’ la tua personalità, quel che hai dentro, che ti aiuta a produrre cosa ti arriva…fortuna, successo. Uno ci prova, poi non sa come andrà… È quella forza interiore che ti spinge a fare bene quello che fai. Ti auguri di essere brava ma non si sa mai.. ”

_ Magari da piccola era più importante riuscire ad avere (gli Sharapov arrivarono negli Usa con 700 dollari quando Maria aveva 9 anni…) e poi…oggi ti sembra diventato altrettanto importante anche l’essere…

“Forse…ma io non sono cresciuta con troppi desideri. Fino a 7 anni ho vissuto in Russia un’infanzia normale…salvo gli allenamenti di tennis Allenamenti a parte… anche se non sono andata a scuola studiavo però…Sì ho vissuto allo stesso tempo in modo normale e in modo diverso da tanti ragazzi. Certe decisioni quando sei piccola le prendono i genitori, ma io non rimpiango nessuna delle loro scelte. Sono andata a vivere in un altro Paese quando ero molto piccola…ma mi sono sempre divertita con gli altri ragazzi…Certo pensavo che sarebbe stato bello vincere Wimbledon…ma non al punto che mi sarei suicidata se non ci fossi riuscita. Credo di aver avuto una meravigliosa opportunità e sono contenta di averla sfruttata fino in fondo…”

_Ma non pensi di aver mancato anche cose importanti?

“Non mi mancano perché non le conosco, non le ho mai fatte. Non sono mai andata in una scuola pubblica, ad esempio, così non so cosa mi sono persa. Ma penso anche che sia stato un bene, da una parte. Perché se avessi avuto una vita più sociale, se fossi andata a scuola e avessi avuto una vita normale, a questo stadio della mia carriera non sarei stata così indipendente come sono adesso. Crescendo ho imparato a divertirmi da sola. La mia famiglia è sempre stata molto indipendente e unita, non abbiamo permesso a troppi sconosciuti di entrare nel nostro cerchio ristretto.

_Senti, ma non ti pesa non poter vivere come una normale ragazza di 21 anni, fidanzati…, lovestories…Molte ragazze ce l’hanno…Non sei prigioniera in una prigione dorata…in certo qual modo?

“Quando sono con i miei amici, che posso contare sulle dita di una mano, non parliamo mai della Maria che è in tv, della Maria che rilascia la interviste…quella non è la Maria che loro conoscono. Capisci che cosa voglio dire? Capisci che voglio dire? Tutte le volte che entriamo in un ristorante con i miei amici e qualcuno ci guarda fisso per noi è sempre un po’ una sorpresa e ci chiediamo cosa stiano fissando. Poi scoppiamo a ridere perché ci rendiamo contro che mentre stiamo conversando tranquillamente tra di noi e stiamo pranzando insieme e parlando delle nostre cose all’improvviso c’è sempre qualcuno che mi riconosce. È come se una luce si accendesse all’improvviso nelle nostre teste e ci ricordiamo che le persone mi riconoscono in tutto il mondo. E queste sono le uniche volte che penso a questo aspetto della mia vita quando sono con gli amici o la famiglia. )

_ Ma potresti incontrare un ragazzo che ti piace e dargli un bacio in pubblico…o devi ricordarti…meglio che non lo faccia perché altrimenti mi ritrovo in prima pagina?!

Ride: “Sto attenta alle mie scelte…sì, sto molto attenta (e ride…)… ma non solo con i ragazzi, con chiunque…!”.

E qui sembra quasi che mi dica, bonariamente, che deve stare attenta anche a come mi risponde.

_Ok, capisco, sei costretta a farlo per proteggerti…per difenderti da troppe attenzioni, dal gossip selvaggio su Internet…

“Ci sono un sacco di cose che non si possono controllare, che sono al di là della tua capacità di controllo. Tipo la storia sul terreno che avrei comprato in Israele dove in effetti sono stata tre giorni in albergo e gli altri sono uscita per giocare la Fed Cup. Non sono andata da nessuna parte…ma chissà come ho comprato un terreno e una casa! Sono sicura che è servito da pubblicità per il palazzo dove stavo io... E sono anche sicura che il valore di quelle case e di quegli appartamenti è salito alla grande. Idem per il Vietnam…Non l’avrai mica scritto anche te vero? _ mi domanda.

_ No, no…_ le dico _ ma so che c’è chi l’ha fatto! _ ribatto _ Ti succede spesso che sul web o sui giornali escano cose inventate di sana pianta?

“Insomma…E’ abbastanza assurdo…La notizia dell’acquisto in Israele, poiché non è che io legga molto i giornali (male… male Maria…) me l’hanno telefonata i miei genitori. Mi hanno chiesto: “Ma hai perso la testa? E non ce l’hai nemmeno detto prima di fare una cosa del genere?” Una vcenda che ho trovata piuttosto buffa…E quella del Vietnam l’ho invece saputa qui da te l’altra sera….Sorprese, sorprese no?!

_ Credi che certe notizia, magari inventate, in passato abbiano nuociuto alla tua immagine?

“In realtà non ho molto controllo sulle opinioni delle persone. Sono un’ atleta, sono competitiva, faccio il mio lavoro e cerco di farlo il meglio possibile. Non prendo sempre le decisioni giuste… non sono mica Madre Teresa! Faccio degli errori da cui poi imparo e che spero che mi rendano una giocatrice migliore e anche una persona migliore. Penso di avere ancora molte cose da imparare e non solo nel tennis. Lo so che molte persone in tutto il mondo mi vedono come qualcuno che è nel circuito da tanto tempo, ma io ho solo 21 anni. In confronto Justine e le Williams sono molto più grandi di me, e hanno molta più esperienza. Io ho ancora molto da imparare”.

Beh, qui Maria mi fa quasi tenerezza. Altro che arrogante, altro che presuntuosa. Il “professore” è davvero orgoglioso della sua studentessa. Glielo dico apertamente, lei sorride e risponde, in italiano: “Grazie!”.

_Ora che hai 21 anni sembri così diversa…

“Lo so, ho visto una mia foto di tre anni fa e …sembra che io abbia ancora 10 anni!”

_ Ma a parte l’aspetto c’è qualcosa che ti è scappato detto in passato… quando avevi, per esempio, 18 anni, che oggi ripensandoci ti farebbe dire: ‘Oh non avrei mai dovuto dire niente del genere..’?

“Il mio problema è che… non ho problemi a parlare. Motivo per cui non sono inibita in quello che dico. Le persone mi fanno domande e quando io rispondo può venir fuori qualsiasi cosa. Devo stare attenta alle cose che dico e questo è qualcosa che si impara col tempo. Ma non sono il genere di persona che dice sempre la cosa giusta…non sono un robot! _ gridolino che mi ricorda la prima Seles (vorrei dirle che questa è la sola cosa che non mi piace di lei, ma mi astengo…Troppo difficile da spiegare che non sembra naturale…e invece magari lo è. Anche Monica era così…nota di ubs)… Penso che sia più importante parlare col cuore e dire ciò che si pensa veramente piuttosto che dire quello che le persone pensano sia giusto dire”.

Toh, beccati questa!

_Però sono sicuro _ insisto _ che c’è qualcosa che non diresti più…

“Beh, sono sicura che qualcosa c’è. Ma ora non saprei. Al momento non mi viene in mente niente… ma sono sicura che ci sono cose che avrei dovuto tenere per me. Cose che quando mi guarderò indietro dirò ‘perché hai detto questo’? Ma si vive per imparare, o no?

_Non hai visto tua madre per due anni, ma dovevi diventare una campionessa…sopporteresti un tale distacco con tua figlia?

“Credo di no…ma chi può saperlo?”

_Quello che puoi sapere è che tua figlia non dovrà mai fare i sacrifici che hai fatto tu…nel senso che non ne avrà bisogno _

“Probabilmente no. Non so che farò… è difficile dirlo…Tu magari lo sai meglio di me…tuo figlio è colui che conta più di te. Prima di averlo di solito nella vita pensi prima di tutto a te stessa… ma quando hai un bambino le prospettive cambiano. Cominci a pensare che cosa è meglio per tuo figlio, che cosa per la sua carriera. E cerchi prima di tutto di dargli buoni insegnamenti. Questo è quanto mia madre ha sempre voluto fare per me…perché io diventasse smart! Dicendomi sempre che la prima cosa era avere una buona educazione”

_ Tua madre è stata molto forte, è riuscita a stare lontana da te per due anni senza vederti…

“Ed era anche giovane, aveva solo 21 anni…studiava ancora. Io andavo in biblioteca con lei, lei preparava esami…ed era sempre iperprotetiva. Non aveva voluto che andassi all’asilo perché non voleva che stessi in mezzo a 30 bambini con un insegnante che dovesse seguire tutti. Lo voleva solo per me… e poi temeva che se un compagno si fosse ammalato mi sarei ammalata anch’io…Insomma ero sempre sotto le sue ali. Lei era scuola, lavorava nel doposcuola…(questo credo di aver capito ma non sono proprio sicuro; n.di UBS) io mi portavo i miei giocattoli, lei faceva i suoi esami…”

_ Maria quanti giorni ti alzi dal letto al mattino e ti capita di pensare che non hai nessuna voglia di giocare a tennis… né di allenarti?

“Non li conto…non tengo un’agenda! Certo a volte ti svegli ed è un sabato… vedi la gente che va sulla spiaggia, che è in costume per fare il bagno o prendere il sole…e ci vado anch’io, ma in tuta per fare gli scatti, l’interval-training! Oppure vai al tennis e passi davanti a quei caffè con tutta quella gente spensierata lì seduta a sorseggiare un cappuccino, a far breakfast, gente che sta vivendo proprio un bel weekend. E tu devi andare ad allenarti…Sono tanti quei giorni che mi sveglio così…. Però quando invece è sabato e tu stai giocando la finale di uno Slam e loro invece sono seduti al bar a bere un caffè…beh, mi dico, non è poi così male la vita in questo caso no?”

_ Parliamo un po’ anche di tennis…com’è cambiata Maria Sharapova, ancora imbattuta nel 2008?

“Quest’anno sono molto più forte fisicamente. L’obiettivo è migliorarsi sempre, avere meno alti e bassi, limitare quei cali improvvisi. Intanto non ho più problemi con i match che vanno per le lunghe come una volta. E anche mentalmente sono più forte…ho meno pause…Soprattutto se le energie psicofisiche scendono, trovo dentro di me la forza per reagire…. Però non sono mai completamente contenta del mio tennis. Forse sono incontentabile. Mi sembra di fare sempre errori…, Ma credo sia normale, vorrei fare sempre meglio. E’ difficile però fare sempre le cose giuste quando ti devi concentrare per tre ore di fila, o anche per un’ora sola…”

_ Ad esempio le condizioni di questo torneo in Qatar erano davvero difficili, il vento, il freddo…l’hai vinto giocando con una specie di calzamaglia fino alle ginocchia…_

“Si. Molto difficili. Per chiunque credo. Non giochiamo molti tornei così…ecco forse a Palm Springs in California, anche lì si gioca nel deserto e c’è vento. Ce n’è anche Miami. Il vento è veloce, va in una direzione, poi in un’altra…ma è la stessa situazione per qualsiasi giocatrice. Se c’è vento per me c’è vento anche per la mia avversaria. Tutto qui. E con le “leggings” avevo giocato lo scorso anno anche a Parigi una sera che faceva molto freddo…Beh, sono contenta di aver affrontato prima la Radwanska dalla quale avevo perso all’US Open e poi la Zvonareva che mi aveva battuto l’ultima volta a Palm Springs…non mi piace perdere due volte dalla stessa avversaria!”.

In questo torneo c’erano tre under 20 (Cibulkova, Wozniacki e Radwanska) nei quarti…non cominci a sentirti vecchierella?

“E’ triste, molto triste lo so…_ recita fingendosi afflitta _ Ci sono anche la Ivanovic e la Jankovic che sono top-5 e…sebbene Jelena sia più anziana di me sembrano quasi di una generazione più giovane di me…forse perché io ho cominciato a fare la professionista a 15 anni, già sei anni fa…è incredibile. Però così lo sport è più eccitante…”

_Sei venuta a Doha che parevi preoccupata…

“Quando sono arrivata avevo un po’ di influenza. C’è sempre qualcosa nella vita di un’atleta…un giorno la testa, un giorno una vescica…non c’è mai giorno in cui uno si sveglia e si sente completamente a posto al cento per cento. Per questo è importante avere sempre qualcuno vicino a te…”

_Ma stavolta non c’era tuo padre…diventa un torneo più rilassante per te quando non c’è?

“Lui viene alla maggior parte dei miei tornei, ma anche lo scorso anno non è venuto a tutti. Diventando …older divento anche più indipendente. All’inizio dell’anno mi aveva detto che in questo periodo avrebbe voluto andar a sciare e io gli ho detto ok, great! Ma è buffo perché a fine partita dei quarti con la Wozniacki l’ho chiamato al telefono e lui m’ha subito detto che aveva visto il match e che avrei dovuto venir più spesso a rete…. Allora io gli ho detto: “Ma papà ho vinto 6-0,6-1! E lui: ‘Sì lo so, ma voglio che tu giochi sempre meglio!” Subito dopo la finale l’ho chiamato ancora… sono molto contenti, sia lui sia la mamma…Comunque avere accanto Michael (Joyce) è come avere uno di famiglia, mi è stato vicino da tanti di quegli anni…come dicevo è sempre bene avere qualcuno”

_Quest’anno ci sono le Olimpiadi e tu ci sarai….

“E’ un anno superimpegnativo, il calendario è fitto. Dopo Wimbledon c’è Pechino, che è come un altro slam, poi l’US Open, insomma ci saranno tre slam di fila in una sola estate. E’ difficile…sarà un bel challenge. Ma questa è la vita del tennista. Non ci puoi fare niente, si gioca 9-10 mesi all’anno…e io gioco meno di tante altre ragazze, devo stare più attenta…sono più forte di prima ma non devo esagerare…”

_ Soprattutto se vuoi giocare anche le Olimpiadi del 2016, magari qui a Doha….

“Non credo che giocherò ancora onestamente nel 2016, ma mi piacerebbe venire per vederle... le Olimpiadi mi hanno sempre affascinato”.

_ E la tua fondazione benefica come va?

“La vorrei vedere crescere sempre di più, e magari avere un giorno un mio evento (come Agassi? N.di ubs). Vorrei far nascere tanti campi da tennis in giro per il mondo, nella mia città a Sochi”

_ Dopo un inizio d’anno così perfetto ti vedi in grado di dominare il tennis come ha fatto Roger Federer?

“Ma no! C’è una strada talmente lunga da fare ancora per arrivare a lui. Sarebbe incredibile riuscire a fare quello che ha fatto lui. Io ne sono molto lontana. Quanti slam ha vinto 15? (In realtà 12…)…io solo 3! Fra una dozzina di Slam vinti mi puoi rifare questa domanda. Certo ho avuto un avvio fenomenale, ma l’anno è giovane, ci sono ancora troppi mesi, troppi tornei. Spero di continuare su questi livelli e, come ho detto molte volte, soprattutto di restare in buona salute.”

_ La stagione sulla terra rossa ti preoccupa?

“Perché dovrebbe preoccuparmi?

_ Beh non hai giocato bene sulla terra rossa come sulle altre superfici…_ osservo

Stavolta lei appare un po’ infastidita: “Credo che se chiedi a molte giocatrici se a loro piacerebbe raggiungere una semifinale di grande Slam a Parigi ti direbbero che sarebbero felici di averla raggiunta…”

_ Ok, però i tuoi slam tu li hai vinti sull’erba, sul cemento e non sulla terra…o sbaglio?

“Sì è vero… sulla terra non ho ancora vinto, ma ho ancora molte opportunità…se non è quest’anno…E se non sarà mai…beh non mi metterò a sedere e a piangere!”

_Dicono che quando ti avventi sulla palla pare che tu la voglia uccidere…Le vuoi davvero così male?

““Da dove comincio a rispondere…prima di tutto non so se la palla è viva o morta, cominciamo da lì _ e ride _ . Poi sì, ho sempre tirato forte, ho sempre impresso grande velocità alla palla…ho sempre giocato così, è il mio stile.”

_Domani a Los Angeles, città che conosci bene, è la serata degli Oscar, ti piacerebbe essere lì?

“No, è una casa di matti (it’s a mad house), di matti completi…”.

_Sei mai stata paragonata a qualche attrice finora?

“No, che io sappia…”

_Per l’appunto in un film che ho visto ieri sera in tv ho notato che somigliavi moltissimo a Nicole Kidman …

“Beh dipende quale film….”

_ Lei era molto ma molto carina…

“Ok, allora lo prendo per un complimento! Ciao…”

Ciao Maria, alla prossima.

Ubaldo Scanagatta
 

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