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Giocatori allo stremo

Allarme ritiri:
26 in 35 giorni

Lo stress è aumentato. Un problema da affrontare: ad Amburgo già 3 partite interrotte. Ubaldo Scanagatta

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ROMA _ Tennisti a pezzi. Una volta si facevano male solo a fine anno, usurati da una stagione troppo lunga ed intensa. Adesso si fanno male in tutte le stagioni. Si fanno male in troppi perchè la vicenda non sia quantomeno sospetta. Ventisei ritiri in quattro settimane e mezzo di tornei sulla terra rossa: Estoril 3 e Valencia 4 negli stessi giorni, Montecarlo e Roma 5 ciascuno, Barcellona 6, Amburgo cominciato da un paio di giorni già 3.

Attribuiamo pure ad una sfortunata congiura di eventi, e non a una maledizione divina, il record negativo di Roma con i suoi tre ritiri consecutivi e due semifinali non portate a termine in una settimana di tempo meraviglioso (ieri invece ha piovuto quasi tutto il giorno, si sono conclusi solo quattro incontri).

Ma certo sul tennis sembra essersi addensato un immenso nuvolone nero. Il fatto che ogni infortunio, o quasi, appaia diverso dall’altro non significa nulla. I motivi di questi infortuni sono stati denunciati da tempo. In primis le racchette dallo sweet-spot sempre più ampio sono diventate armi da guerra. Letali tanto per chi riceve palle a 250 km orari divenute pallottole quanto per chi le spara. E’ un po’ come l’effetto del rinculo del fucile su una spalla (e una guancia) non sufficientemente protetta. Per impugnarle nel modo più efficace, compiendo le torsioni più disumane, è cambiato lo stile, non c’è chi non ne soffra alle articolazioni. Braccia (polsi, avambracci) e gambe (anche, ginocchia, caviglie, piedi). Le corde sintetiche hanno peggiorato le cose. I campi in cemento sui quali si gioca tutti i primi mesi dell’anno hanno fatto il resto. Una volta si giocava, con le vecchie racchette di legno, prevalentemente sulla terra rossa e magari sull’erba (salvo un paio di settimane negli USA). Bei tempi. Ora i tennisti, che giocano troppo, passano all’improvviso da una superficie all’altra, affrontano voli e fusi con disumana leggerezza, non si risparmiano…Un po’ per avidità di soldi, un po’ per necessità di punti e classifica. Quest’anno ci sono pure le Olimpiadi, il calendario è ancora più contratto, congestionato. E magari negli USA è condizionato dal…basket NBA.

Chi paga il biglietto non può essere contento se spende 50, 100, 200 euro (a seconda dei Paesi e dei tornei) per vedere un giocatore che si arrende dopo pochi games. Il fenomeno non può essere trascurato. Chi può farlo, nascondendosi dietro una della mille sigle del tennis, ITF, ATP, WTA, FIT, deve affrontarlo come un problema serio.

“La vita del tennista che arriva in fondo ai grandi tornei si va facendo troppo dura” dice Novak Djokovic, il vincitore di Roma. Se ne è reso conto lui che non ha ancora 21 anni. Pensate a quelli che ne hanno 26. E davano del matto a Borg perchè, a quell’età, decise di smettere.
 

 
  • 13/05/2008 21:28
    jan
    Il ritiro più eclatante è stato quello di Djokovic contro Federer a Montecarlo e ora è chiaro che a Montecarlo il serbo si è voluto risparmiare. A metà stagione sul rosso, Nole ha giocato 6 incontri interi e vinto un torneo. Quando il numero 3 e strombazzato futuro numero 1 dà l'esempio, gli altri si sentono autorizzati ad imitarlo. In questi tornei che si susseguono forsennatamente l'uno all'altro il serbo ha capito che bisogna risparmiare al massimo la fatica. Anche un set in più a certi livelli può essere stressante. E allora quando sente di non farcela a vincere, Djokovic un po' troppo spesso si ritira. Se il numero 3 si può ritirare per un mal di gola, il numero 60 è giustificato quando si ritira per un dolorino al pollice.
  • 13/05/2008 22:14
    luca
    Beh, ai tempi delle racchette di legno era diffusa l'epicondilite, o tennis elbow che dir si voglia. A parer mio, l'errore madornale fu fatto all'epoca, quando non si dedero regole da rispettarsi a livello di dimensioni, morfologia e materiali di attrezzi, palline, campi. In pratica, oggi si gioca una disciplina sportiva differente rispetto a quella di 30 anni fa. Serva di lezione per il futuro
  • 14/05/2008 11:58
    Fabrizio
    Il legno con la sua elasticità aiutava prevenire i traumi dell'epicondilite. Oggi il problema mi sembra più diffuso
  • 14/05/2008 12:59
    String
    AVVISO -- Messaggio in due parti (Ubi!!!) Dare la colpa degli infortuni ai nuovi materiali e all'evoluzione della tecnica nel Tennis non solo è un errore madornale, ma è anche storicamente non verificabile. Sono comunque dell'opinione che, mantenendo inalterati gli attuali calendari, copertura televisiva, impegni con gli sponsor e soldi in ballo, se i giocatori fossero obbligati a giocare con le vecchie racchette di legno e budello, gli infortuni sarebbero almeno il doppio di quelli ai quali stiamo assistendo oggi. Tant'è che le cause degli infortuni sono infatti ben altre, se non --principalmente-- le ore di gioco in campo e di allenamento dentro e fuori dal campo (chiedete a Panatta e alla sua racchetta ogni quanti chilomentri lui e i suoi colleghi facevano il tagliando!?!). SEGUE....
  • 14/05/2008 13:01
    String
    Purtroppo, siccome è impensabile, oramai (come in tutti gli altri sport, dal Calcio al Basket) pensare di ridurre i calendari (e a scapito di chi? Amburgo ha già fatto causa all'ATP), la copertura televisiva e non (e credetemi che a parte ESPN e SKY anche questo sito avrebbe meno lavoro in tal caso...), come anche quello di ridurre i monte-premi o monte-punti per alcuni eventi (e questo non lo vogliono in primis i giocatori), sono rimaste solo poche leve per migliorare la situazione. SEGUE
  • 14/05/2008 13:02
    String
    La prima misura necessaria, sarebbe quella di fare retromarcia, e invece di rendere sempre più simili e omologate le caratteristiche delle varie superfici (il che rende possibile a tutti i giocatori non solo di affacciarsi su tutti i campi del mondo, ma anche di andare avanti nel tabellone), fare invece in modo che si esalti lo "specialista" tra erba, terra, cemento e sintetico. Questo porterebbe a maggiore divertimento per gli spettatori e ad una selezione naturale della specie (con conseguenti giornate di riposo in più per chi specialista non è). SEGUE
  • 14/05/2008 13:03
    String
    Già solo questa semplice modifica potrebbe fare la differenza, scontentando quasi nessuno. Altra modifica più che opportuna, sarebbe anche quella di smetterla di concedere il bye ai primi turni delle teste di serie (su pressione degli sponsor e organizzatori per cercare di attirarli e così vendere più biglietti). Non solo perchè così facendo la competizione nel torneo e nella classifica risulta obiettivamente falsata, ma anche perchè in questo modo i più bravi ci penseranno più di due volte prima di partecipare al torneo… se non sono in condizioni fisiche per portarlo a termine fino in fondo.... o comunque, nella peggiore delle ipotesi, si infortunano prima e riposano di più!! Un saluto a tutti da String. PS: Caro Ubi il sito è bello, ma il blog aveva più cuore (e meno limitazioni caratteri!!!).
  • 14/05/2008 15:13
    jan
    Diciamo una moralistica banalità: ci sono troppi interessi in ballo. Anche le superfici vengono omologate per "costruire" primi della classe (o classifica) sempre più identificabili. In uno sport che vive soprattutto dei proventi pubblicitari e televisivi, ci devono essere campioni facilmente riconoscibili in ogni parte del mondo. Il tennis è diventato soprattutto spettacolo e gli attori di settimana in settimana cambiano piazza. Il pubblico di ciascuna piazza o di ciascun televisore è attratto dagli attori più familiari. Le superfici omologate servono a dare campioni più omologati che recitano sempre lo stesso copione. Finita l'era Federer inizierà l'era Djokovic, con Nadal nella sua eterna seconda posizione.
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