Papà Bartoli «Marion è forte solo grazie a me» (Martucci). Il dilemma dei teloni romani (Tommasi). Roberta: “voglio tornare più forte di prima” (E-Polis).
Rubrica a cura di Daniele Flavi ed Angelica (Web)
Papà Bartoli «Marion è forte solo grazie a me»
(“Il tennis è uno sport di osteopati, agenti, manager e massaggiatori”)
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 14-05-08
ROMA - Ma papa non ti manda sola. Non nel tennis. Non papa Walter Bartoli, che prende il testimone dai famosi Graf, Sabtini, Capriati, Dokic e Williams. Anche lui unico, diverso, ma convintissimo e vincente, fino a portare la sua Marion al numero 9 del mondo due anni fa, con 3 titoli Wta e l'onore della finale a Wimbledon 2007. Anche lui così protettivo, con la pioggia (come ieri per tutta la giornata degli Internazionali Bnl d'Italia) o con il sole (che è annunciato solo da domani) : «Perché queste atlete restano comunque ragazze che, finita la partita, si ritrovano magari da sole, magari dall'altra parte del mondo, magari infortunate o deluse per una sconfitta, e devono avere accanto qualcuno di cui hanno totale fiducia». Stregone Papa Bartoli ha iniziato la figlia al tennis a 6 anni, da medico generico: «Ho studiato la tecnica con l’INSEP, l'Istituto francese dello sport e dell'educazione fisica, e il resto l'ho appreso strada facendo, insieme a Marion. Ma partivo avvantaggiato: diventare coach di tennis è molto difficile senza avere cognizioni di preparazione fisica, fisiologia e psicologia, io queste cose le conoscevo già. E ho imparato a farle funzionare tutte, insieme alla tecnica. Perché altrimenti, senza una cosa, danneggi l'altra». Dal 2000, d'accordo con moglie e figlioletto, ha lanciato la scommessa firmando subito Orange Bowl e Us Open juniores. «Prima ho dato credito a 3 tecnici e a 3 preparatori fisici di nome, e con nessuno ha funzionato. Il tennis è pieno di osteopati, agenti, manager, massaggiatori: specialisti sulla carta che in realtà non hanno conoscenze. Allora ho lasciato il lavoro — tanto potrei riprenderlo quando voglio—e ho cercato di aiutare io mia figlia. Come altri padri e madri, che non si fanno manipolare». Errori Papa Bartoli ha studiato la muscolatura di Marion: «Che non è un'atleta nata come Dementieva, Serena Williams, Sharapova o le due serbe, Jankovic e Ivanovic, e quindi deve lavorare di più e in modo più continuativo di altre». Federtennis Ha rotto i ponti con la potente Federtennis francese, ed è diventato lo zimbello del Tour, con allenamenti condotti facendo servire Marion con scarpe rialzate, oppure correndo coi pesi, o ancora giocando con una racchetta più pesante: «Ammetto, ho cambiato molte volte, ho fatto errori, ho anche causato un infortunio a mia figlia al polso. Ma è stato l'unico. E a differenza di me, quale famoso allenatore ammetterà di aver sbagliato? Quale giocatrice si fermerà davvero, come ha fatto Marion davanti al calendario folle di quest'anno che, con l'Olimpiade e la Fed Cup, è un'istigazione al doping? Medicalmente è impossibile e mia figlia ha detto no». Un pazzo, l'ennesimo padre-padrone? «No, per niente. La Bartoli è veloce ed ha qualità, ma ha dimostrato disciplina e ha fatto risultati», risponde Daniel Panajotti, il coach argentino di Francesca Schiavone che, sull'ignoranza dell'ambiente potrebbe scrivere un libro di barzellette. Come tanti altri.
Bel gioco e mobilità la rinascita della Vinci
(Il dilemma dei teloni romani)
Rino Tommasi, la gazzetta dello sport del 14-05-08
A congiurale contro l'edizione femminile degli Internazionali, già sacrificata dall'infelice sequenza che la colloca dopo quella maschile, ci si è messa ieri anche la pioggia che negli ultimi anni aveva dimostrato molta comprensione per il tennis. L'acqua ha inevitabilmente riaperto l'antica polemica sull'uso dei teloni che al Foro Italico vengono stesi durante la notte ma non vengono utilizzati di giorno anche quando sembrerebbero utili. Gli organizzatori sono convinti che i teloni, almeno quelli in dotazione, peggiorerebbero la situazione facilitando la formazione di pozze più difficili da eliminare nelle operazioni di ripristino. In realtà per essere davvero utili i teloni dovrebbero essere sistemati come a Wimbledon, dove sono stati obbligati a trovare soluzioni ottimali. Nel poco tennis che la pioggia ci ha concesso ieri c'è stato fortunatamente il tempo per la promozione al secondo turno di Robertina Vinci, la nostra specialista del doppio e dell'erba. Di fronte alla giunonica Kaia Kanepi, numero 49 in classifica, la Vinci ha ottenuto una vittoria molto utile per il morale e per la classifica. Una serie di infortuni (spalla, ginocchio) l'hanno fatta precipitare al numero 156 (due anni fa era 37) ma la brindisina non si è persa d'animo. Ieri, dopo due set piuttosto equilibrati, ha imposto la sua maggiore varietà di colpi e, la sua mobilità! Ora trova la Radwanska, dodicesima testa dì serie, ma intanto un primo passo è stato fatto.
Molti rovesci di acqua ma Vinci non scivola
(Roberta: “voglio tornare più forte di prima”)
Andrea Antognoni, E-Polis del 14-05-08
A un certo punto la sala stampa trema sotto i colpi violentissimi della pioggia, che penetra dai punti deboli della tensostruttura allestita per i giornalisti. Siamo neanche alle 17 ma il messaggio è chiaro: il maltempo sarà il protagonista assoluto della seconda giornata degli Internazionali femminili. AL FORO ITALICO concludono, a fatica, appena quattro partite su 13, tra cui quella, vittoriosa, di Roberta Vinci. Poi tutti a ripararsi, in attesa di proseguire. Non si proseguirà più. In serata, quando l'acqua concede una tregua, si capisce che rimettere a posto i campi in tempo è impossibile. E figuriamoci se Venus e Serena scenderebbero in campo in simili condizioni. Le due sorellone debutteranno allora oggi, in un programma che prenderà il via alle 11 (con Pennetta e Garbin rispettivamente contro le ucraine Savchuk e K-teryna Bondarenko) e che vedrà in campo, tempo permettendo, anche le attesissime Ana Ivanovic e, alle 20.30, Maria Sharapova. A illuminare la giornata di ieri, per i colori azzurri, è stato il bel sorriso di Roberta Vinci. La pugliese, otto mesi dopo l'intervento al ginocchio, sì è qualificata al secondo turno battendo l'estone Kanepi. Un match complicato per la 25enne Vinci, contro un'avversaria che ha tenuto duro nei primi due set (6-4, 4-6) per poi crollare nel terzo, vinto a zero dall'azzurra. «Aver superato un turno dopo l'intervento per me è già tanto, sono contentissima», ha detto la Vinci. Ottima doppista, e italiana anomala perché molto più a suo agio sul veloce che sulla terra, la Vinci è precipitata al numero 156 a causa del lungo stop. E ora che è pronta a ripartire, confessa di sentirsi un po' miracolata: «Durante la riabilitazione, quando ho ripreso a giochicchiare ho avuto sensazioni disastrose: io mi sentivo pesante, il campo lo vedevo enorme e la palla non la sentivo più. Mi sono detta "qui non gioco più". Se ce l'ho fatta devo dire grazie al mio allenatore, alla famiglia e al mio ragazzo». Per rivedere la Vinci del 2006 - terzo turno a Melbourne e vittoria in Fed Cup - la strada è ancora lunga. Ma a Roberta la grinta non manca: «Sono ancora al 60 per cento ma voglio tornare tra le prime 50 del mondo. Anzi spero di superare il numero37, che è il mio best ranking». E c'è spazio anche per un messaggio a Barazzutti: «Spero che mi riconvochi per la Fed Cup». Domani, dopo Pennetta e Garbin, che in caso dì vittoria in mattinata giocheranno il secondo turno nel pomeriggio, in campo anche la stessa Vinci, Francesca Schiavone e Sara Errani.