La belga n.1 del mondo lascia il professionismo. Il suo contropiede più bello. E più triste. Ubaldo Scanagatta
ROMA _ E’ il più bel, ancorchè triste, contropiede della sua vita. E non l’ha fatto con il suo magnifico rovescio, il suo colpo più celebrato, il suo vero marchio di fabbrica, ma fuori dal campo, davanti a una selva di microfoni che, se solo avessero potuto, avrebbero grondato lacrime come hanno fatto tanti sportivi belgi, come non è riuscito ad evitare l’inseparabile allenatore argentino Carlos Rodriguez “riserva in pectore” di un padre che per anni lei non aveva più voluto nemmen vedere.
Justine Henin, 26 anni da compiere il primo giugno e n.1 del mondo, una delle campionesse più complete di sempre, appende la racchetta al chiodo cogliendo in contropiede perfino i giornalisti belgi più vicini a lei. Paolo Leonardi de Le Soir, che l’ha seguita in tutti questi anni attraverso i 7 Slam vinti fra i quali ben quattro Roland Garros (Australian Open 2004, Roland Garros 2003, 2005, 2006 e 2007, Us Open 2003 e 2007) e buona parte dei 41 tornei vinti, mi ha detto al telefono e con la voce turbata da una sala stampa iperaffollata e irrespirabile per via del caldo e dell’emozione generale: “Nessuno di noi se lo aspettava. Quando si ritirò Kim Clijsters (altra n.1 del mondo belga) a 23 anni, fu diverso, era sempre infortunata, non ce la faceva più e voleva metter su famiglia, avere dei figli…Quello di Justine è un fulmine a ciel sereno. Cambierà la sua vita e cambierà anche la nostra, per il tennis in Belgio è un colpo durissimo”.
Non solo in Belgio, perché Justine si era conquistata un posto nella storia e nelle leggende del tennis al di là dei suoi stessi risultati, delle sue 117 settimane da n.1 _ soltanto Graf, Navratilova, Evert, Hingis e Seles lo sono state più a lungo _ delle sue 493 vittorie in 600 match ufficiali. C’era riuscita anche per via del suo fisico minuto al cospetto di tanti giganti in gonnella, le Williams, le amazzoni russe, serbe e ceche. Ma anche per la sua storia di vita così particolare, a cominciare dalla mille volte raccontata vicenda della madre strappatale da un tumore quando lei aveva solo 12 anni e alla quale lei aveva promesso, un anno prima, assistendo alla finale Graf-Seles del Roland Garros “Un giorno vincerò anch’io questo torneo”. Per proseguire con un matrimonio con l’antipatico Pierre Yves Hardenne durato fino al divorzio d’un anno fa. E poi la riconciliazione dopo anni di black-out con il padre e i fratelli.
Grintosa, terribilmente grintosa al punto da dimostrarsi restìa ad accettare alcune sconfitte _ ricordate il brutto ritiro con Amelie Mauresmo, presunta amica, nella finale dell’Australian Open 2005? _ ma, seppur non simpatica a tutti, tuttavia universalmente ammirata e per il suo tennis e per il suo carattere.
Le è mancato solo vincere Wimbledon. Lo stress del tennis, la sua vita dacchè aveva 10 anni, ha mietuto un’altra vittima. Come accadde a Bjorn Borg che _ sia pur senza annunciare mai un suo ritiro ufficiale _ smise a 26 anni (ottobre 1981) quando era ancora in lotta con John McEnroe per la leadership mondiale. Ci ripensò, l’Orso Svedese, mille volte. Lo si rivide nell’82, nell’83 e nell’84 per un solo torneo…poi nella farsa del ’91. “ E’ la fine di una meravigliosa avventura, questa è una decisione definitiva, chi mi conosce sa che non tornerò mai indietro. Ci ho pensato a lungo, fin dallo scorso anno”. Lei non è Borg.
Con 20 milioni di dollari guadagnati di soli premi Justine non ha certo problemi per il futuro. E potrà liberamente lanciarsi con l’amato paracadute senza temere più di dover saltare il prossimo torneo. Il suo ultimo match lo ha perso a Berlino, dalla Safina cui non aveva mai concesso un set. Ma chiude da n.1 del mondo.
E ora la successione al trono è aperta. La n.2 (che diventa la n.1) è Maria Sharapova, ma Ana Ivanovic, sorpresa ieri dalla bulgara Pironkova 6-4,5-7,6-2, è vicinissima così come Jelena Jankovic vittoriosa sulla Pennetta 6-1,6-4, la Kuznetsova e le stesse due sorelle Williams. Lontane sono solo le italiane. Battuta la Schiavone dalla Cornet, 6-3,6-2, in ottavi l’unica superstite è la romagnola Sara Errani: ha dato 6-0,6-3 alla n.15 Szavay. Ma oggi ha Serenona.