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Intervista esclusiva

Parla Jelena. "Roma, la mia città prediletta"

La Jankovic si svela al microfono di Ubaldo durante il torneo di Doha (Febbraio 2008). Ubaldo Scanagatta

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DOHA _ Se c’è una tennista che mi diverte intervistare è Jelena Jankovic, la tennista serba che lo scorso anno vinse gli Internazionali d’Italia senza perdere nemmeno un set, prima giocatrice capace di tanto a 13 anni di distanza da Conchita Martinez. Mi diverte, e un po’ mi piace pure, perché al di là delle qualità tennistiche che le hanno consentito di chiudere lo scorso anno al terzo posto delle classifiche mondiali dov’era approdata per la prima volta l’11 giugno 2007 subito la semifinale raggiunta al Roland Garros_ lei che era n.1 ITF nel 2001 _ è simpatica, è intelligente, ha sense of humour e, last but not least, è a 23 anni una delle tenniste più femminili e sensuali del circuito, sempre curata, ben truccata, attenta alla propria immagine. Donna fino in fondo insomma.

Così quando ho avuto occasione di intervistarla nuovamente a Doha a febbraio, nel primo torneo Tier 1 organizzato da quel Qatar che ospiterà anche la Masters Cup quest’anno, non me la sono lasciata sfuggire.

_ Tornerai a Roma da campionessa in carica, che cosa significa per te?

“Prima di tutto Roma è la mia città prediletta, l’ho sempre detto, ancor prima di vincere il torneo. E’ stato il torneo più importante dei quattro che ho vinto nel 2007 (Auckland, Charleston e Birmingham gli altri, più Budapest nel 2004), ma soprattutto a Roma è avvenuta la vera svolta della mia carriera professionistica due anni fa…quando stavo pensando quasi a smettere di giocare a tennis!”

_Racconta un po’…

“Beh, nei primi 9 tornei dell’anno avevo perso 9 volte al primo turno, poi una al secondo… un’altra al primo, 10 sconfitte in 11 partite! Per un tipo orgoglioso come me era una situazione insopportabile, dopo tutte le speranze che avevo quand’ero n.1 del mondo fra la regazze…e poi avevo chiuso il 2005 da n.22 aspettandomi di fare progressi, di salire più in alto, e invece…Volevo diventare una campionessa, non una che perde un match dopo l’altro…”

_Ma che ti era successo?

“Avevo preso un virus…due mesi e mezzo che ero sempre stanca, priva di forze, poi era subentrata la sfiducia…Sapevo di avere talento ma avevo quasi deciso di tornare all’Università e riprendere i libri in mano. Facevo il secondo anno di economia politica e statistica…e comunque la mia ambizione è quella di finire i miei corsi un giorno, non voglio essere la tipica tennista che parla di dritto e rovescio e basta, dopo il tennis giocato c’è una vita da vivere…Non avevo proprio più voglia di stare in campo, di allenarmi e se non potevo andare avanti nei tornei, fino alle fasi finali, tanto valeva smettere…A nessuno piace perdere, ma a me meno delle altre! Mi fa davvero star male…(a New York in quell’US Open del 2006 in cui giunse inattesamente in semifinale battendo tre top-ten, ricordo che Jelena aveva raccontato ridendo“In Serbia dicevano che ero come…una Ferrari chiusa in un garage, che bisognava rimettermi la benzina giusta e sarei ripartita, però…non riuscivo proprio a uscire dal garage!”) e quei primi mesi del 2006 furono davvero terribili”

_Poi è venuto il torneo di Roma 2006…

“Già, e lì è stata la svolta. Pian piano avevo cominciato a sentirmi meglio e a Roma venni con mia madre. Lei di solito non veniva con me. Giunsi nei quarti di finale (battè la Likhotseva testa di serie n.14, Sanchez Lorenzo e Srebotnik per perdere al terzo set da Venus Williams) e da lì tutto cambiò. Mi sembra d’aver vinto una trentina di incontri su 40, qualcosa del genere, insomma a Roma cominciò la mia rinascita…”

_ Poi l’anno scorso a Roma ti sei divertita ancor più, hai vinto addirittura il torneo senza perdere un set dominando tutte ( Paszek, Dementieva 6-2,6-1, Schnyder 6-1,6-3 e Kuznetsova 7-5,6-1)…

“Già, ho giocato in modo incredibile…si vede che Roma mi ispira, mi fa sentir bene. Mi piace la città, la storia della sua antichità, il cibo, lo shopping (ogni giorno se posso vado…e compro di tutto,) la gente, …perfino voi giornalisti mi fate ridere, mi chiedete le cose più strane, il mio make-up…, mi parlate del rossetto che metto sulle labbra, dello smalto che metto sulle unghie, dei miei capelli…buffo!, mi diverto a venire a parlarvi, a rispondere su cose che riguardano la mia immagine…a ricevere complimenti. Non succede ovunque”.

_Chissà allora un giorno potresti comprarti una casa a Roma…con quello che guadagni! (già più di 3 milioni e mezzo di dollari di soli premi…a 23 anni non è male)…

“Beh, a parte quella in Serbia ne ho già due, una a Sarasota in Florida e l’altra a San Diego…però anche Roma, magari quando smetterò di giocare, perchè no?”

_Proviamo a fare un gioco…e a costruire insieme la tennista…bionica, quella che ha tutto il meglio del meglio, prendendo un colpo a una e una caratteristica ad un'altra, ci stai?

“Ok, dai è divertente…”

_Allora cominciamo dal dritto…quale prendiamo?

“Quello della Kuznetsova…”

-Il servizio?

“ Serena Williams”

_Beh effettivamente è migliore di quello di Elena Dementieva…

“Beh, fino a due anni fa sarei stata incerta su questo. Per me a volte era preferibile rispondere al servizio di Serena che a quello di Elena. A Los Angeles due anni fa ricordo che Serena serviva a 125 miglia l’ora e io rispondevo anche un vincente. Poi giocai con la Dementieva che serviva a 80 miglia all’ora e non riuscivo neppure a oltrepassare la rete con la risposta…

-Il rovescio?

“Il mio!”

_Accidenti! E io che pensavo che avresti detto Justine Henin…

“Facciamo così: Justine per il miglior rovescio a una mano, io per quello a due, va bene, è un buon compromesso? “ e ride con gli occhi che ridono ancor prima che le labbra si aprano nel suo sorriso ipercomunicativo

_ La volee?

“Mmmhh… la Mauresmo, ok?”

_ Il tocco di palla?

“Patty Schnyder”.

_ La rapidità nel gioco di gambe?

“Questa è difficile, anch’io non mi muovo male direi…ah, ma hai detto che devo scegliere tutte giocatrici diverse…beh, posso dire Amanda Coetzer anche se non gioca più?”

_Concesso. Grinta, forza mentale?

“Monica Seles”

_Senso tattico, capacità strategiche?

“Martina Hingis”.

_Adesso facciamo un altro gioco, e usciamo dal campo per indviduare altre doti delle ragazze, bellezza, appeal, che ne dici?

“Ma perché devo parlare delle ragazze scusa…io preferisco parlare dei ragazzi!” e ride.

_Vabbè…da dove cominciamo…_ mi scervello _... occhi?

“Feliciano Lopez”.

_Corpo?

“Corpo, capelli, gambe…Feliciano Lopez!” e stavolta ride a garganella.

_Dai, ho capito che ti piace Feliciano Lopez…ma non eri fidanzata?

“Lo sono, lo sono da più di due anni, si chiama Nermanya (le ho fatto fare lo spelling, ma chissà cosa mi sono appuntato…) e siamo legatissimi…”.

_Se mi prometti che non dici più Feliciano Lopez si gioca ancora per un paio di domande e poi basta…Sensualità, sex appeal?

“Marat Safin”.

_Intelligenza?

“Roger Federer”

_Dolcezza?

“Quella del mio fidanzato!”

_Vabbè, ho capito, non ti va più…un piccolo salto all’indietro allora…quanti anni avevi quando andasti a Bradenton da Bollettieri?

“12.”

_E chi c’era con te oltre a Maria Sharapova?

“Un bel gruppetto di ragazzine promettenti, dotate…Tatiana Golovin, Jamea Jackson…”

_E giocavi con Maria? Facevate partita?

“Sì nei campi …dietro. La cosa buona dell’Accademia è che ogni giorno facevamo partita, con chiunque, non importa con chi, 2 anni o 50, grandi giocatori, grassi, magri, proprio chiunque…Impari a essere competitivo fin da piccolo…se non sei competitivo e non sai come vincere le partite non arrivi da nessuna parte”.

_Ma il tuo idolo è sempre stato Monica Seles?

“Beh sì, la guardavo da piccola, è una leggenda e poi è una gran persona. Fra l’altro mi ha sempre sostenuto, è la mia mentore. Mi scrive delle email, si congratula quando mi vede in tv e vinco. Parliamo in Serbo…sono orgogliosa di averla come sostenitrice.”

_ Hai vinto Roma, sulla terra rossa, poi hai fatto semifinale al Roland Garros, eppure ricordo che hai detto di considerarti più forte sul “veloce”…

“Beh, sì, effettivamente per tanto tempo ho pensato che la terra rossa non mi piaceva…non c’ero abituata, non sapevo come scivolare, avevo giocato tutta la mia infanzia sui campi duri…poi mi ho cominciato ad allenarmi duramente, con un coach spagnolo e con uno sparring partner spagnolo e ho imparato a scivolare. Beh…ero mancina da bambina e poi sono diventata destra perché non volevano che scrivessi con la sinistra…insomma a tutto ci si abitua. Anche se sul rovescio potrei giocare con la sinistra…ma non ho detto che il mio rovescio va già bene così?

Proprio Justine Henin, la “bestia nera” di Jelena (“Con lei vado sempre vicino a vincere ma poi perdo sempre!”), potrebbe essere l’avversaria più temibile sulla strada d’una riconferma serba negli Internazionali BNL d’Italia. Lo scorso anno, nonostante avesse appena vinto il torneo, ricordo che Jelena disse con grande onestà: “Quando ho visto che lei non c’era nel torneo, dopo che mi aveva battuto a Varsavia e a Berlino 6-4 al terzo, mi sono detta: “Se non c’è lei posso anche vincere il torneo”!.

La presenza di Justine a Roma non la si può mai dare per scontata, anche se si era iscritta. Quella di Jelena, invece sì…anche perché è lei che a Doha mi ha salutato dicendomi: “Arrivederci Roma!”

 

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