Instancabile Sharapova avanti con l'orgoglio (Clerici). Jelena: “voglio vincere Roma e comprarmi un aereo” (Torromeo). Sharapova: "Mi fischiano perché sono la più forte" (Trombetta).
Rubrica a cura di Daniele Flavi ed Angelica (Web)
Instancabile Sharapova avanti con l'orgoglio
(Cosa deve fare il “vecio scriba” per ammirare Maria)
Giani Clerici, la repubblica del 16-05-08
Oh Maria, Maria. Cosa mi fai fare. Ti ho vista iersera, ho faticato a trovar sonno, per poi rivederti sul campo, e in conferenza stampa. Se fossi Tommasi saprei esattamente quanti minuti ho passato a guardarti, ma cosa dico, ammirarti, a pendere da quelle tue labbra da bambina golosa. Ieri serai trovavo al ristorante, felicemente assise tra i protagonisti de Le Rose del Deserto, Monicelli e Haber, e Missoni, loro consulente nella qualità di prigioniero di guerra. Miglior compagnia non era facile trovare. Ero avanti anche con il rosso, e insomma la tarda serata si presentava incantevole, anche perché, dopo una decina di giorni, sono vittima di intossicazione da tennis. Senonché, d'improvviso, mi squilla il maledetto telefonino. Rispondo riluttante, ed ecco la voce del mio partner, Tommasi. Vieni subito, mi ordina. La Sharapova sta perdendo. Che altro potevo fare. Ho salutato a malincuore gli amici, e via di corsa al Foro. Nella luce dei riflettori, la sublime Maria sia ggirava quasi smarrita, su quelle sue gambe incantevoli, dai muscoli sfilati, dalla pelle di raso. Il tabellone luminoso indicava un incredibile due a zero al terzo perla sua avversaria. Era questa una delle mille Ova che stanno sommergendo il circuito, una piccolotta bruttina, tutta rovescio bimane liftato. Tra un colpo sotto la rete e un gemito, Maria sarebbe d'un tratto riuscita a tener dentro qualcuno di quei suoi diritti esplosivi, sarebbe risalita e, dal 5-4, avrebbe sommerso la slovaccotta con quattro colpi ancor più infastiditi che decisivi. L'avrei seguita nella notte sino alla conferenza stampa, per sentirla mentire: «Ho giocato così tante partite serali nella mia carriera che non mi disturba, ancorché questa è forse la più serale di tutte». Era ormai troppo tardi per consegnare all'ultima edizione queste sue affermazioni, che non mi restava altro che coricarmi, e sognarla, sotto la doccia, e poi tra le mani di un masseur che, miracolosamente, aveva preso le mie sembianze. Erano passate poche ore, e l'avrei rivista sullo stesso Centrale. Non meno affascinante, in un abituccio questa volta blu, con un sottanino che il vento le avvolgeva spesso ad una coscia, quasi golosa giarrettiera. C'era questa volta, di fronte a lei, un'altra bambina che veniva da terre tennisticamente inesplorate, una 17enne chiamata Carolina Wozniacki, figlia d'arte di calciatore e pallavolista. Dimentica dì una terribile batosta di due mesi addietro, Carolina non pareva disponibile a subire, e riusciva invece incredibili serie di rovescio, mentre Maria sembrava ancor più incerta della notte precedente. Avrei voluto scendere in campo, secondo i regolamenti che lo consentono ai coach e suggerirle di tener semplicemente la palla in campo, liberandosi dalle tossine notturne. Ma era tale, l'orgoglio di questa aristocratica Maria, da non farle cercare altro che il colpo vincente, spesso vanificato da incredibili errori. In quella altalena di altari e polveri, Maria sembrava alfine imbattersi nell'ispirazione chiudendo un malcerto primo set con una serie di tre games. Ma, fosse caparbietà o stanchezza notturna, una cascata di errori issava Carolina sino al cinque a uno. Qualsiasi altra tennista si sarebbe rassegnata a ricominciare tutto daccapo, con il terzo set. Non Maria. Racchetta in resta, riprendeva d'un tratto a colpire come sa, come la irresistibile vincitrice di Wimbledon, polverizzando la pur bravissima piccina nel tie-break. E qui mi fermo: troppo affascinato per non provar compassione nei momenti infelici, esaltazione in quelli trionfali.
Janokovic: «Grazie Roma mi hai salvata»
(Jelena: “voglio vincere Roma e comprarmi un aereo”)
Dario Torromeo, il corriere dello sport del 16-05-08
Jelena Jankovie è la campionessa in carica degli Internazionali. Lunedì sarà nomerò 3 del mondo. Ma lei mira più in alto. E' un tipo allegro questa serba dal sorriso contagioso. E' una a cui piace giocare, divertirsi. Vuole comprare un aereo, un piccolo velivolo per brevi spostamenti. Resta il fatto che qualcosa che vola l'ha già pilotato. Lo scorso anno in Nuova Zelanda ha guidato l'elicottero di un amico. Lei non avrebbe voluto, visto che era alla vigilia della finale, ma la mamma (la signora Snezana, che in italiano si traduce Biancaneve) ha detto che forse era il modo migliore per rilassarsi. Non pensava che il pilota a un certo punto le avrebbe lasciato i comandi. Lei ha cominciato a sudare, a tremare, ma alla fine è andato tutto bene. E quel torneo, ad Auckland, l'ha vinto. Ieri questa bella ragazza dal volto orientale ha distratto Maria Kirilenko, lasciandole due game. Dopo aver girato il mondo senza un coach fisso al suo fianco, da qualche tempo ne ha trovato uno, Ricardo Sanchez. Dice che le ha cambiato la vita, le ha insegnato a giocare sulla terra. Per una che punta al numero 1 del mondo, non è cosa da poco. L'abbiamo incontrata, ci siamo fatti raccontare speranze, emozioni, desideri. E abbiamo scoperto che ha Roma nel cuore.
ROMA - Jelena Jankovie, fino a quando giocherà a tennis? «Smetterò il giorno in cui non mi divertirò più». C'è stato un momento nella sua carriera in cui ha pensato al ritiro? «Due anni fa avevo deciso di smettere. Stavo male, non riuscivo a vincere, non mi divertivo più. Andavo sul campo, ma avevo perso il sorriso. Non trovavo più le motivazioni, non ero la stessa persona che ero sempre stata. Sentivo il bisogno di tornare ad essere una ragazza che si riappropriava della sua vita. Adesso la storia è cambiata, sono tornata a divertirmi. Voglio fare bene, diventare la numero 1 del mondo». Chi l'ha aiutata ad uscire dalla crisi? «Mia madre, i miei genitori. Sono sèmpre stati al mio fianco, ma devo ringraziare soprattutto mia madre che ha un ruolo importante nella mia carriera e nella mia vita. Lei mi ha sempre detto di pensare positivo. Anche quando attorno a me era tutto nero, dovevo cercare la parte positiva. Credere in me stessa, continuare a lottare. Arrendersi era la strada che avrebbero preso i perdenti, io dovevo spingere per tornare quella che ero. Mamma mi ha portato in giro per Roma, la bellezza di questa città mi è stata di grande aiuto per uscire dal tunnel». Justìne Henin non c'è l'ha fatta a reggere la pressione e si è ritirata. «Ho appreso la notizia alla tv ed ho pensato che forse non era vero. Mi sono detta: è un'indiscrezione o uno scherzo. Sapevo che stava pensando se ritirarsi o meno, ma scoprire che lo aveva ufficialmente deciso, mi ha sorpreso. Quando si ritira un campione è un momento triste. Ci mancherà, le auguro il meglio». Cosa le piace del tennis? «La soddisfazione che provo dopo una vittoria. Giocare davanti a tanta gente, godere l'atmosfera particolare di alcuni tornei». Lei ha detto che punta al numero 1 del mondo. Quanto pensa di dovere aspettare per realizzare il suo desiderio? «Non posso predire il mio futuro, il mio destino. Non so se sarà quest'anno o il prossimo. So solo che lavorerò duro per diventare una giocatrice migliore». Jelena, quella croce che porta al collo significa che ha una forte religiosità? «Sono religiosa, ma non così tanto. Questo è semplicemente un regalo, fattomi dal pope di un monastero in Serbia, un paio di settimane fa». Quanti giorni in un anno può dedicare completamente a se stessa? «Non tanti. Gli unici periodi dedicati al divertimento, sono da fine novembre a metà dicembre. Più una decina di giorni subito dopo Wimbledon. Il resto sono viaggi, allenamenti, partite. Ma non mi lamento di certo». Lei gira continuamente il mondo. C'è un posto dove si sente veramente a casa sua? «A Belgrado, la città dove sono nata. Ho comprato un terreno a San Diego, ci farò costruire una casa. Ne ho una anche a Miami. Buoni investimenti, bei posti. Ma sono semplicemente delle basi di lavoro. Soltanto in Serbia mi sento a casa». Non c'è un'altra città che le regala le stesse emozioni? «Dopo Belgrado, è Roma la città che amo di più al mondo». Torniamo alla corsa per il numero 1. Chi sono le altre contendenti? «Sharapova e Ivanovic, ovviamente. Ma anche Kuznetsova e le sorelle Williams. Sarà un lungo anno». Crede che Venus e Serena siano ancora in corsa? «Lo sapremo al Roland Garros». Il torneo di Parigi sarà più incerto senza Justine Henin, «Era la rivale che soffrivo di più, adesso le porte per me sono aperte. Avrò una grande opportunità. Ho un allenatore nuovo, Riccardo Sanchez. Lavoriamo duro per migliorare il mio gioco». Qui a Roma, soprattutto dopo aver visto come ha travolto la Kirilenko, iei si è confermata come favorita. «Sono soddisfatta di questa partita, ma sono ancora sotto antibiotici. Ho passato lo scorso week end in ospedale. A volte sento che mi manca il respiro, mi sembra di morire. Contro la Pennella c'è stato un momento in cui ho anche pensato di ritirarmi. Ho fatto gli esami del sangue, aspetto il responso. Spero non sia un'allergia, spero non sia niente di preoccupante». Fisicamente come si sente? «Meglio, rispetto al primo giorno».Chiudiamo con una domanda fuori dal tennis. C'è un sogno che vorrebbe realizzare?«Mi piacerebbe comprare un piccolo aereo per volare nei posti che amo. Vorrei pilotarlo io. Ma c'è tempo per quello che oggi è solo un desiderio. Sono giovane, ho tante altre cose da fare prima di questo».
Sharapova: "Mi fischiano perché sono la più forte"
(Maria: “cerco di avere il tempo anche per il fidanzato”)
Egizio Trombetta, metro del 16-05-08
Maria Sharapova accede ai quarti di finale degli Italian Open femminili di tennis battendo 6-4, 7-6 (3) la danese Caroline Wozniacki. La dea siberiana (è nata a Nyagan, Russia), è ed tra le poche tenniste che riesce a sposare vittorie e sex appeal. Marla, è ufficiale, fra quattro giorni diventerà la regina del ranking? II ranking non mi ha mai importato, l'obiettivo vero è sempre stato quello di vincere il più possibile. La Henin ha detto basta, cosa non va nel mondo del tennis? Non credo che lei abbia lasciato per colpa del mondo del tennis. Justine ha vinto tanto e guadagnato molto. È stata fonte d'ispirazione per molte giocatrici ed è stata la n°l senza essere né la più alta né la più forte. Così come succede spesso a Nadal, il pubblico le tifa contro. Come se lo spiega? Non mi tocca se il pubblico sostiene le mie avversarie, fa parte dello sport. Il pubblico paga e vuole vedere incontri combattuti e fa il tifo per il più debole e siccome sono sempre io la favorita. Nella sua vita c'è spazio per un fidanzato? Quando sono a casa cerco di stare insieme alle persone che amo, ma il mio tempo è limitato, quando smetterò. Il suo colore preferito? Da bambina il rosa, ora giallo e arancione. Ha giocato sempre con tanta intensità? Si, sono perfezionista e competitiva, ma l'allenamento è tutto.