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Istituto Credito Sportivo

La Banca
dello Sport

E' una donna, la dott.ssa Candida, a dirigerla. "Così si finanzia lo sport. Un obiettivo? Il 40% di impianti certificabili". Ubaldo Scanagatta

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Maria Lucia Candida ROMA _ Se ci sono due mondi dipinti da tinte fortemente maschiliste sono proprio quello bancario e quello sportivo. Così è ancor più sorprendente che il direttore generale dell’Istituto per il Credito Sportivo, la cosiddetta “Banca dello Sport”, sia invece recentemente diventata proprio una donna, Maria Lucia Candida.
Quarantotto anni ben portati, romana di nascita ma calabrese d’origine, già nel 2004 era stata la prima donna a sedere sulla poltrona di direttore generale d’una banca: la Cassa di Risparmio di Bologna.
Occhi azzurri, bionda, attenta al look ma senza eccessi (“Il minimo indispensabile, rimmel e fard,…chi ha tempo per il make-up?”), elegante ma sportiva (“Non ho più l’età per la minigonna…sì invece a jeans e mocassini, tacchi quasi mai, e sì al “Casual Friday” per tutti…al venerdì le partenze del weekend incombono!”), l’aspirante dottoressa Candida si laureò brillantemente alla Luiss University con una tesi sulla legislazione bancaria. Segno premonitore del destino?
Vinto un concorso per entrare all’IMI (banca pubblica), dal Servizio Studi sarebbe passata alle partecipazioni estere, girando mezzo mondo, Londra, Lussemburgo, Tokyo. Nel ’90 il gran passo, direzione finanza “ad occuparmi delle prime privatizzazioni degli istituti finanziari”.
I quali oggi non sono infatti più enti di diritto pubblico. Unica eccezione nel panorama bancario nazionale _ vedi casi della vita _ proprio il Credito Sportivo.
Dal 2004 a tutto il 2006 dirige la Cassa di Risparmio di Bologna, nel 2007 è direttore generale di Neos Banca, polo di credito al consumo del gruppo Intesa-San Paolo. Finchè _ storia recente _ i “cacciatori di teste” americani della Spencer&Stewart la propongono al Credito Sportivo.
Più lavoro che famiglia “la moglie si potrebbe fare…la madre no, salvo mettere al mondo figli ...abbandonati ai nonni!, mia madre però ne sarebbe stata felice…”, Maria Lucia Candida avverte “una sfida professionale eccitante: il rilancio dell’attività bancaria al servizio dello sport e della cultura del Credito Sportivo”.
Nei giorni scorsi la “Banca dello Sport” ha costituito con il Coni e la FMSI (la federazione Medico Sportiva Italiana) il QIS, consorzio per la certificazione di qualità degli Impianti Sportivi: su 180.000 impianti oggi sarebbero certificabili appena il 3,75% . L’obiettivo? “Raggiungere almeno il 40%”.
“Oggi si sono ampliati gli orizzonti rispetto a quando ci si limitava ai finanziamenti di nuove costruzioni. Si devono ristrutturare aree collegate, creare impianti polivalenti e polifunzionali, dalle foresterie per le società sportive al resto. Vanno progettati o ristrutturati stadi, palazzetti e impianti che non vivano solo 3 ore alla settimana, ma tutti i giorni. Che ospitino, cioè, oltre agli eventi sportivi anche momenti musicali, culturali. E che siano redditizi…sennò come potranno restituire i mutui alla banca?” dice con un sorriso ma anche la grinta di chi ha giocato a basket nella Stella Gialla, di chi a Bologna non perdeva un derby Virtus-Fortitudo e ora all’Olimpico un Roma-Lazio”.
_Perché la sua dovrebbe essere una sfida vincente?
“Per più d’un motivo. Rispetto ad un’altra banca noi possiamo fare finanziamenti di più lunga durata, ottenere contributi in conto interessi, offrire consulenza tecnica e specializzata (171 dipendenti) con un know-how dell’impiantistica sportiva che nessun altro istituto bancario può offrire. Il tutto con sempre meno lacci e laccioli all’operatività”.
_Insomma lei è ottimista…
“Se non lo fossi non avrei mai accettato né l’incarico né una sfida professionale così stimolante. Mi piace la banca, mi piace lo sport…”.
_ Il vantaggio di… essere donna?
“Sta… solo nella curiosità che suscita negli interlocutori occasionali le prime volte”.
 

  • 16/05/2008 13:54
    luca
    Si potrebbe pubblicare una foto più grande ? la Dott.ssa Candida sembra graziosa. Ed è pure in gamba
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