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L'angolo di Rino Tommasi

Roma delude, meglio Amburgo

Alla Cornet non basta l'ambizione. Solito spettacolo tra Federer e Nadal

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ROMA - Confesso che ieri avrei preferito essere ad Amburgo per assistere alla splendida finale offerta dalla ditta Nadal-Federer piuttosto che al Foro Italico per commentare una partita che difficilmente avrebbe potuto essere equilibrata ed interessante.
Infatti l’ha vinta senza nemmeno aver bisogno del suo tennis migliore la serba Jelena Jankovic che ha così confermato il successo ottenuto, con maggiori difficoltà, l’anno scorso.
Alize Cornet avrebbe potuto essere felice perché in fondo, raggiungendo la finale, il torneo lo aveva vinto anche lei. Invece le lacrime che ha sparso in abbondanza prima e durante la premiazione testimoniano, contemporaneamente, la sua giovane età ma anche la sua ambizione. Evidentemente la francese (18 anni compiuti nel gennaio scorso) sperava di poter vincere o almeno di poter far partita contro un’avversaria che al momento la soverchia per qualità di gioco e di esperienza.
In un’ora e 23 minuti la Cornet ha raccolto quattro giochi ma solo uno sul proprio servizio. Solo un problema avvertito dalla Jankovic a metà del secondo set (“ho un dolore quando respiro e quando servo” ha detto al suo allenatore) ha messo per un momento in dubbio l’esito dell’incontro senza peraltro che si potesse temere che si allungasse la lunga serie dei ritiri e degli infortuni.
A pensarci bene la vittoria della Jankovic è stata la giusta soluzione del torneo prima ancora che le rinunce della Henin (alla vigilia) e di Serena Williams e di Maria Sharapova durante la settimana la rendessero inevitabile e quasi obbligatoria .
Ci sono stati ben dieci breaks su 16 games ma questo può accadere nel tennis femminile e sulla terra battuta. Alla sua età la Cornet ha ampi margini di progresso, ha una buona visione di gioco e non rinuncia a prendere l’iniziativa quando ne ha l’opportunità. Il fatto che abbia all’attivo il maggior numero di errori ma anche il maggior numero di colpi vincenti conferma che è stata lei a far gioco solo che la solidità della Jankovic non le ha concesso molte possibilità, tanto meno quella di rovesciare il pronostico.
Nel bilancio di questo torneo troviamo purtroppo note negative per i risultati delle nostre giocatrici, che pure sono state negli ultimi anni la parte migliore del tennis italiano. Male la Schiavone e la Knapp, maluccio la Pennetta alla fine solo la volenterosa ma limitata Sara Errani è stata l’unica a raggiungere il terzo turno, lo stesso traguardo ottenuto nell’edizione maschile da Simone Bolelli. Insomma nel torneo di casa sarebbe stato lecito attenderci da parte dei nostri tennisti dei risultati più incoraggianti.

AMBURGO - Credo proprio che Roger Federer si debba rassegnare a lasciare a Rafael Nadal il primato sulla terra battuta semprechè riesca a difendere quello sull’erba e sul cemento. Per l’ottava volta su nove incontri il giovane fenomeno spagnolo ha battuto il rivale sul rosso anche se si poteva pensare che Amburgo fosse un feudo inespugnabile per il campione svizzero che aveva vinto quel torneo ben quattro volte nell’arco di sei anni compresa l’unica occasione nella quale (la finale dell’anno scorso) era riuscito a prendersi una soddisfazione.
Credo che il problema di Federer sia quello di non riuscire ad imporre a Nadal la propria superiorità su una superficie sulla quale il servizio gli rende qualcosa di meno e la conquista della rete non è sempre facile.
Ieri ad esempio Federer è riuscito a prendere un vantaggio di 5 a 1 nel primo set e di 5 a 2 nel secondo. Nel primo, non solo si è fatto raggiungere ma ha finito per cedere il set , nel secondo ha dovuto cercare rifugio nel tie-break per riuscire ad allungare la partita al terzo set.
Volendo fare un paragone pugilistico, succede che se Federer non riesce a mettere k.o. Nadal finiscono poi per prevalere le qualità agonistiche dello spagnolo, autentico guerriero della terra rossa.
Non è stato sufficiente, a Federer, il vantaggio di essere giunto in finale senza dove faticare molto, mentre Nadal ha dovuto affrontare un percorso molto più complicato e soprattutto una semifinale contro Novak Djokovic che ha richiesto più di tre ore.
In altre parole se Federer non è riuscito a battere ieri Nadal è piuttosto improbabile che vi riesca al Roland Garros, dove è stato battuto tre volte senza aver mai dato l’impressione di poter vincere. Mi chiedo se alla loro rivalità avrebbe potuto dare una svolta diversa la finale giocata al Foro Italico due anni fa quando Federer mancò due match point ma forse proprio in quella occasione lo spagnolo dimostrò di avere straordinarie qualità agonistiche, non a caso confermate ancora una volta ieri.
 

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