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Intervista esclusiva

Pietrangeli tra passato e futuro

Le più grandi soddisfazioni: "La seconda volta a Parigi e la Davis da capitano". Sul tennis moderno: "Ci sono più soldi ma c'è meno passione!"  Nell'audio non è tenero con Panatta anche se.... Scanagatta

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Con Nicola Pietrangeli non c’è bisogno di fare palleggi di riscaldamento. Chi ama il tennis ama Pietrangeli. Nicola è l’ambasciatore del tennis in Italia e nel mondo.

_ Ti guardi indietro e dici: ecco il mio momento più bello ed intenso. Quale?

“Ne ho due, li metto alla pari. La seconda vittoria a Parigi (sul cileno Ayala, 1960) e la Coppa Davis a Santiago (1976). La prima da attore, la seconda da…regista (Nick fu il capitano che più di tutti volle andare in Cile quando molti volevano che l’Italia non affrontasse la trasferta nel paese del dittatore Pinochet).

_Più difficile far l’attore o il regista?

"Bella domanda. Quando fai il regista non hai a che fare con un avversario, ma con tanti avversari, molti dei quali in mala fede. Il tuo avversario, anche se è in malafede, è uno solo; cerca di vincere ma fino a quando lo fa con mezzi “normali” viene rispettato. Invece purtroppo gli altri sono disonesti e assolutamente menefreghisti…

_ L’aspetto più bello dei tuoi tempi e quello più brutto?

“Faccio il venale…il più brutto è che non c’era una lira! Scherzo…ma è la verità. Il più bello era la grande voglia non solo di giocare a tennis ma di divertirsi. La guerra era finita da poco. Mi piaceva viaggiare, ho cercato di sfruttare al massimo questo vantaggio.

_ Quando tu giocavi non c’erano classifiche ufficiali computerizzate. Tu cosa ti sentivi?

Alla fine dell’anno i dieci giornalisti più noti stilavano una loro classifica. Una per l’erba, una per la terra, una generale. Sulla terra per un paio di anni, bontà loro, sono stato numero uno. In quella generale dato che i tre tornei più importanti salvo Parigi si giocavano sull’erba, dovevo confrontarmi con Laver e Fraser che erano molto più giocatori di me sull’erba. Quindi ero il numero tre. Con Laver sulla terra ci ho giocato una volta sola in finale agli Internazionali d’Italia che si giocavano a Torino, ho perso il primo set e poi Laver ha fatto quattro games in tre set. Invece le volte che ci ho giocato sull’erba ho sempre perso 6-4 al quinto, 9-7 al quinto, 7-5 al quinto…

Una volta a Londra io non giocavo più ma volevo battere il record delle presenze e sono capitato contro Laver al primo turno. Siccome lui aveva vinto l’anno prima come di consuetudine abbiamo giocato il match di apertura sul centrale. Gli dissi: “Non essere troppo cattivo…”

A me invece non dispiaceva per nulla giocare contro Fraser, mentre Laver odiava giocare contro di lui perché non sopportava giocare contro i mancini. Tant’è vero che quando persi da Laver in semifinale a Wimbledon Fraser venne da me e mi disse: “Non ti arrabbiare, ma io so di aver vinto Wimbledon!” Doveva ancora giocare la sua semifinale, che vinse, e poi vinse anche la finale. Due mesi dopo a Forest Hills, dove io non andai, Fraser ha ribattuto Laver, poi abbiamo giocato la finale di Coppa Davis e io ho perso da Laver e ho battuto Fraser, che era campione di Wimbledon e di Forest Hills. Il match non era più valido ma all’epoca non era come adesso, all’epoca giocavi per vincere. Lui era il campione di Wimbledon e Forest Hills, giocava davanti al suo pubblico in finale di Coppa Davis…nessuno sarebbe sceso in campo pensando: “Chi se ne importa”.

_ Il rimpianto maggiore?

“Non aver vinto Wimbledon. Persi da Laver ma credo che ero il più bravo. Per tutti i giocatori di tennis il sogno è vincere a Wimbledon. Vincevo due set a uno…e contro Fraser avrò vinto sei volte su sette. Mai avuto problemi. Poi magari ci avrei perso…

_Due set a uno con Laver hai avuto chances?

4 pari al quinto me lo ricordo benissimo, sul trenta pari ho tirato un passante di rovescio con lui che era andato da una parte e la palla dall’altra, e la palla si è fermata sul nastro. Magari perdevo lo stesso ma se andavo 5-4 e servizio chissà…

_Chi più forte fra Pietrangeli numero 2 o 3 e Panatta numero 4 nel ‘76…

“E’ difficile paragonare uno che ha 17 anni di meno. Panatta ha giocato contro tutti nel tennis open, mentre quando giocavo io molti erano fuori. Però quando io ho battuto Laver forse lui era più forte degli avversari battuti da Panatta. Ognuno comunque è stato campione della sua epoca e questi paragoni non hanno senso. Io dico solo che Adriano è nato per giocare a tennis…purtroppo è durato poco.

_ Cosa pensi della situazione attuale del tennis italiano?

Credo che sia meno brutta di quella che sembra. Abbiamo buoni giocatori. In Davis abbiamo avuto negli ultimi anni sorteggi terribili. Abbiamo sempre perso con squadre più forti della nostra. Forse solo in Zimbabwe, però io c’ero e vi assicuro che quelli hanno giocato molto bene.

_ Federer è il più forte?

“Sì, è quello che gioca meglio. Poi siccome è un essere umano può avere qualche battuta d’arresto, ma io non vedo uno che giochi bene a tennis come Federer. Djokovic è certamente l’emergente, Nadal è quel che è, una bestia fisicamente. Djokovic è sicuramente il prossimo numero uno del mondo, ma non credo che Nadal sia finito. Ha solo 21 anni".
 

Note biografiche:

Ci sono record e record. Il suo è imbattibile. Non lo batterà mai nessuno. Per questo merita d’esser stato ribattezzato Mister Coppa Davis: Nicola Pietrangeli ha giocato 164 incontri di Coppa Davis, conquistando 78 vittorie in singolare e 42 in doppio: totale 120. Dal 1982 la squadra che vince la Davis non gioca più di quattro incontri in un anno. Insomma per battere il record di Nicola Pietrangeli bisognerebbe difendere il proprio Paese per 41 anni di fila. Solo 14 tennisti hanno giocato più di 100 partite.
Nicola è nato a Tunisi in un quartiere arabo l’11 settembre del 1933. Suo padre Giulio, imprenditore edile prima e rappresentante Lacoste poi, era nato in Tunisia ma era italiano, figlio di un muratore abruzzese e di una napoletana emigrati giovani nel Nord Africa. La mamma di Nicola, Anne de Yorgainge, era invece di padre danese e madre russa.
Pietrangeli, un tennista dallo straordinario fisico naturale (“Restassimo sei mesi su un isola deserta e riprendessimo a giocare senza allenamento dominerebbe tutti” disse di lui Ken Rosewall) e in possesso di un rovescio formidabile, ha vinto due volte il Roland Garros (1959 e 1960) e perso due finali (1961 e 1964), due volte gli Internazionali d’Italia (1957 e 1961) e perso due finali (1958 e 1966) ed è stato sette volte campione d’Italia in singolare, sedici in doppio (quasi sempre con Orlando Sirola). A Wimbledon ha perso in semifinale nel ’60 (da Laver 6-4 al quinto) e in finale in doppio nel ’56 (sconfitti lui e Sirola da Hoad-Rosewall). La sua carriera internazionale ha abbracciato 18 anni, dal 1954 al 1972.
 

  • 20/05/2008 12:21
    gr
    Bravo Nicola, finalmente qualcuno che capisce chi è che gioca meglio a tennis "Re Roger", chi è solo una "bestia" dal punto di vista fisico "il vangatore" e chi diventerà il prossimo numero 1"Nole"!!! IMPARATE!!!!!!
  • 20/05/2008 18:13
    Piero Pardini
    Credo che il ruolo di Ambasciatore del tennis in Italia e nel mondo sia il ruolo più appropriato per il nostro Nicola Pietrangeli. Una persona sopra alle righe, pulita, competente un vero fiore all'occhiello per per il tennis mondiale.
  • 20/05/2008 21:36
    luca
    Speriamo di avere un nuovo Pietrangeli quanto prima. Non sapevo di Wimbledon 60; sarebbe bello vedere qualche game di quel match. Si può fare sulla piattaforma ?
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