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Verso Parigi

Roland Garros
Le finali storiche

Borg, Lendl, Chang, Agassi, Nadal: tutti a loro modo autori di imprese straordinarie, entrate nella storia. Qualcuno sarà in grado di eguagliarli già da quest’anno? Che torneo vedremo secondo voi? Enzo Cherici

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Premessa: la finale di un torneo del Grande Slam rappresenta sempre un avvenimento che, sportivamente parlando, fa la storia. Abbiamo avuto finali belle e meno belle. Altre ancora molto modeste, se non proprio bruttarelle. Non importa. Chi le vince entra nell'Olimpo del tennis. In quella ristretta cerchia di giocatori che possono fregiarsi vita natural durante di un titolo dello Slam.
Il prossimo 8 giugno è ormai vicino. Quel giorno, qualcuno potrebbe gioire ancora. Altri potrebbero gioire per la prima volta. O perché non hanno mai vinto a Parigi, o perché non hanno mai vinto un torneo dello slam. Abbiamo allora pensato di raccontarvi quelle che, a nostro avviso, sono state le finali storiche giocate in questi ultimi trenta anni a Parigi, non solo sulla base della spettacolarità dei match disputati, ma soprattutto sulla base del significato che queste partite hanno avuto per il torneo e per la storia del tennis.

1981: Borg-Lendl 6-1 / 4-6 / 6-2 / 3-6 / 6-1

Non si può parlare di Parigi senza parlare di Borg. Dominatore indiscusso del circuito a cavallo fra gli anni 70 ed 80, lo svedese sul rosso non aveva rivali. Al Roland Garros ha trionfato 6 volte in 8 edizioni: unico a sconfiggerlo, il nostro Adriano Panatta nel 1973 e nel 1976. È pertanto ancora una volta lui il grande favorito, l'uomo da battere anche nel 1981. Nel corso del torneo Borg si conferma una volta di più il numero uno sul rosso, arrivando in finale senza perdere un set. I suoi grandi rivali Connors e McEnroe, teste di serie numero 2 e 3, non sono in grado di infastidirlo sui lenti campi parigini e verranno eliminati rispettivamente da Josè Luis Clerc e da Ivan Lendl. Proprio il ceco, quinto favorito del tabellone, era in realtà indicato da tutti come il più serio rivale del fenomeno svedese. Il suo cammino risultava però alquanto accidentato: sei set lasciati per strada, con la grande paura di una semifinale risolta al quinto contro Clerc, dopo essere stato molto vicino a perdere nel corso del quarto.
Lendl si presenta alla sua prima finale di Slam senza nulla da perdere. Contro Borg, favorito d'obbligo, avrebbe l’enorme vantaggio di poter giocare in totale scioltezza, liberando il suo dritto mortifero ogni volta se ne fosse presentata l'occasione. E invece, contrariamente alle previsioni, è il campione svedese a trovarsi una volta di più a suo agio sul centrale parigino, mentre il ceco, forse bloccato dalla tensione, fatica ad entrare in partita. Borg non sbaglia mai e il primo set se ne va in un amen: 6-1. Solo ora Lendl sembra scuotersi ed inizia finalmente una partita.. Non spettacolare, ma vibrante. Caratterizzata da alterne fasi di gioco dove dominano prima uno, poi l'altro. Si arriva così al quinto set e Borg impone ancora una volta la legge del più forte: altro 6-1 e sesto titolo di Re di Parigi. Sarà anche l'ultimo.
Curiosità: al primo turno ci fu lo strano incrocio fra Panatta e Solomon. Soltanto cinque anni prima fu la finale. Ancora una volta Adriano ha la meglio.

1984: Lendl-McEnroe 3-6 / 2-6 / 6-4 / 7-5 / 7-5

È l’anno della prima volta di Lendl. A Parigi e negli Slam. Ma è anche l’anno dei grandi rimpianti. Da parte degli appassionati francesi, che speravano nel bis a distanza di una anno dell’idolo di casa, Yannick Noah. Ma soprattutto di John McEnroe, che difficilmente risuscirà a cancellare dalla sua testa il punteggio di 6-3 6-2 3-1 con il quale stava dominando la finale. Dopo sei anni (Borg-Vilas del 1978) si ritrovano in finale le prime due teste di serie del torneo. È la finale più attesa. McEnroe sta vivendo una stagione eccezionale che lo porterà a fine anno ad record di 82 vittorie e 3 sole sconfitte. I due finalisti si sono già incontrati ben 18 volte e McEnroe non solo conduce 10-8, ma gli ultimi due successi sono arrivati proprio sull’odiata terra battuta. Nel corso del torneo i due rivali lasciano un set ciascuno ai propri avversari. Si arriva quindi alla finale da sogno che tutti aspettavano. Pronti via e lo statunitense si abbatte come uno tsunami sul malcapitato avversario. Ad oggi, non si è mai più visto nulla di simile sul rosso. Un tennis giocato senza toccare terra, come su una nuvola. Un attacco continuo, esasperante, portato da ogni angolo del campo. Tutto questo, appunto, fino al 3-1 del terzo set, quando Supermac conduce già per due set a zero. Cos’è successo poi? La leggenda narra d’un battibecco con un fotografo: addio concentrazione e Lendl di nuovo in partita. È andata davvero così? Nessuno forse potrà mai dirlo con certezza. Fatto sta, che da quel momento la partita cambia. Gli attacchi di Mac, fin lì tutti giocati nei pressi della riga di fondo, s’accorciano gradualmente. Le volée sono giocate mezzo metro dietro rispetto ai primi due set. Così, i colpi difensivi di Lendl diventano pian piano sempre più efficaci. Ed è un festival di passanti in corsa, lob liftati, risposte bloccate di rovescio. Inizia insomma un’altra partita, che finirà dopo oltre 4 ore con una facile volée di dritto finita in corridoio ed un incredulo Supermac con le mani tra i capelli. Forse mai nessuno è arrivato tanto vicino a realizzare il Grande Slam dall’ultima impresa di Rod Laver (1969). McEnroe infatti vinse le successive due finali dello Slam – Wimbledon e UsOpen – perdendo un totale di 12 games in sei set! I finalisti? Connors e Lendl. Due di passaggio...
Curiosità: i francesi si consoleranno col trionfo del doppio Noah/Leconte (altri tempi!). Il miglior italiano di quell’anno fu Claudio Panatta, sconfitto da Jimmy Arias al terzo.

1989: Chang-Edberg 6-1 / 3-6 / 4-6 / 6-4 / 6-2

È l’anno in cui succede di tutto. Se ne vedono di tutti i colori: banane, crampi, battute da sotto, campioni furenti, campioni disperati e bimbi vincenti. Favorito d’obbligo è ancora Ivan Lendl, ma gli addetti ai lavori si aspettano grandi cose da Becker ed Edberg. Tutto tranquillo fino agli ottavi di finale, quando succede il finimondo. La prima testa di serie affronta il 17enne statunitense d’origine cinese, Michael Chang, in quello che s’annuncia come un match di routine. I primi due set vanno via lisci: 6-4 6-4 a favore del campione ceco. Nel corso del terzo set Chang è addirittura afflitto da crampi. Sembra finita, ma il giovane americano s’avvicina al borsone, ne estrare una banana ed inizia a mangiarsela sotto gli occhi allora increduli del pubblico. Risultato: Chang infila un 6-3 periodico, trionfando in 5 set. È l’inizio di una cavalcata inarrestabile che lo porterà a sfidare in finale Stefan Edberg. Lo svedese, che in semifinale aveva avuto la meglio sul rivale di sempre Boris Becker, era il logico favorito, ma iniziava il match contratto come non mai, forse consapevole di trovarsi di fronte ad un’opportunità unica: 6-1 Chang. Superato però l’impasse inziale, Edberg inizia a dominare in lungo e in largo, vincendo comodamente i successivi due set 6-3 6-4. Nel quarto la musica sembra non cambiare e lo svedese colleziona una palla break dietro l’altra: alla fine del set se ne conteranno ben dodici. Tutte infruttuose. E allora, come spesso capita, l’avversario capitalizza la sua prima opportunità conquistando un insperato quarto set: 6-4 e due set pari. Nel quinto non c’era storia. Lo svedese ha ancora nella testa il ricordo delle troppe opportunità mancate e il giovane americano incamera un facile 6-2 diventando il più giovane vincitore di sempre in terra parigina: 17 anni e 3 mesi!
Curiosità: al secondo turno Chang ha eliminato Pete Sampras: 6-1 6-1 6-1! Miglior italiano: Claudio Pistolesi, sconfitto in quattro set da Agenor al terzo turno.

1999: Agassi-Medvedv 1-6 / 2-6 / 6-4 / 6-3 / 6-4

Lo diciamo subito così non ci pensiamo più: un’edizione decisamente in tono minore. Nessuna grande partita nel corso di un torneo caratterizzato da exploit isolati. Tra i semifinalisti figurano outsider che non sapranno poi confermare i risultati ottenuti nel corso del torneo: Hrbaty, Meligeni e Medvedev. A salvare l’albo d’oro pensarà allora André Agassi, che saprà approfittare d’un tabellone da sogno, dove l’unico serio ostacolo è rappresentato dallo spagnolo Moya in quarti di finale. Questo almeno sulla carta. Perché poi la semifinale contro lo slovacco Hrbaty si rivelerà più ostica del previsto e, forse, soltanto una provvidenziale sospensione consentirà al campione americano di raggiungere la sua terza finale al Roland Garros. Finale che lo vedrà super favorito contro il redivivo ucraino Andrey Medvedev. Quanto impiegherà l’ex kid ad avere la meglio sull’appagato avversario? Neanche il tempo di porsi la domanda e lo score segna 6-1 6-2 a favore dell’ucraino. In un’ora e spiccioli! Agassi non tiene una palla in campo e Medvedev serve come fosse Ivanisevic: alla fine saranno 23 gli aces per lui. Commentando la partita per la TV americana, nonostante tutto, McEnroe sentenzia: “Vincerà Agassi. Nessuno può tenere questo ritmo contro di lui per più di un’ora”. Bingo. Il vate Mac coglieva nel segno. Col trascorrere dei games il ritmo di Agassi aumenta inesorabilmente. Medvedv inizia forse ad intravedere la fine d’un sogno e man mano tutto rientra nella logica delle cose. Agassi si porta a casa l’unico Slam che ancora gli mancava (al quale vanno anche aggiunte le Olimpiadi 1996). Impresa straordinaria, unico tra i tennisti in attività e primo dai tempi di Laver (che li aveva però vinti nello stesso anno – 1962 e 1969). L’ucraino alla fine è contento lo stesso, nel discorsetto finale ringrazia la fidanzata Hanke Huber, promettendole che da quel momento avrebbe giocato sempre alla grande. Lei non ha abboccato.
Curiosità: nella finale Medvedev ha realizzato 7 punti più di Agassi (152 a 145). Miglior italiano: Davide Sanguinetti, sconfitto al terzo turno da Greg Rusedsky.

2005: Nadal-Puerta 6-7 / 6-3 / 6-1 / 7-5

Abbiamo iniziato con Borg, terminiamo con quello da tutti indicato come unico suo degno erede sul rosso: Rafa Nadal. E abbiamo pensato di raccontarvi la prima, storica vittoria del maiorchino in quello che da lì in poi sarebbe stato il suo regno. D’altra parte, l’avvicinamento del giovane campione spagnolo al Roland Garros non lasciava adito a dubbi. Finalista a Miami, dov’era arrivato a due punti dal match contro sua maestà Roger Federer; vincitore a Montecarlo, dove aveva sconfitto in quattro set lo specialista argentino Guillermo Coria. Alla vigilia del torneo, l’attenzione di tutti era sul sorteggio. A chi sarebbe capitato in sorte l’emergente Nadal? Alla testa di serie numero uno, Federer, o alla due, Roddick? Suspence...fiato sospeso...Federer! Le giornate trascorrono quindi in attesa della semifinale annunciata nella parte alta del tabellone: Federer-Nadal. Non ci sarà quasi storia. Il mancino di Manacor inchioda il campione svizzero al suo angolo sinistro, costringendolo a giocare non meno di 8 rovesci ogni 10 colpi e togliendogli il servizio per ben 9 volte. Detto in questi giorni la cosa non fa quasi notizia, ma allora fece molto salpore...Dalla parte bassa del tabellone esce a sorpresa l’argentino Mariano Puerta, vittorioso dopo due autentiche battaglie in quarti e semi contro Cañas e Davydenko. La finale è un incontro di box. Se le danno di santa ragione. Alla fine, la classe di Nadal ha la meglio sul doping dell’argentino. A Parigi è iniziata una nuova era. Ad oggi, per Nadal 21 match, 21 vittorie. Dell’argentino non si avranno più notizie. Per fortuna.
Curiosità: Federer ha perso la semifinale il 3 giugno, giorno del compleanno di Nadal. In Australia perse la semifinale il 27 gennaio, giorno del compleanno di Safin. Pare che prima di incontrare Hewitt nella semi di Wimbledon abbia preso informazioni sulla data di nascita dell’australiano. Migliore italiano: Filippo Volandri, ritiratosi al terzo turno contro Acasuso.

Queste a nostro avviso sono state le finali più significative degli ultimi anni. Adesso tocca a voi. Raccontateci i “vostri” Roland Garros.
 

Enzo Cherici

  • 22/05/2008 15:15
    bisbetico
    credo che un tributo anke alle vittorie di guga kuerten fosse doveroso,soprattutto alla prima nel '97 dove il brasiliano nn era neanche testa di serie,qnd sconfisse in fila in tre partite al quinto set muster,medvedev,kafelnikov e in finale annichilì bruguera
  • 22/05/2008 15:47
    giorgio
    Bellissimo articolo e grandissima retrospettiva. Davvero complimenti. Forse Kuerten meritava una menzione nella finale 97, ma va bene cosi'. Una piccola correzione. Mc Enroe non e' mai stato avanti di un break nel terzo set della mitica finale 84. Saluti dal Roland Garros!!! Giorgio
  • 22/05/2008 15:59
    luca
    Il numero di Match Ball relativo alla finale del RG 1981 intitolava più o meno così:"Un Borg a tre cilindri vince il sesto Roland Garros". Strana partita; l'Orso era a corrente alternata. Al quinto set sembrò come se si fosse rotto le scatole e si volle levare dai piedi Lendl. Unico punto significativo : il break point realizzato dall'Orso sul servizio di apertura del quinto set di Lendl. Martellamento di dritto di Lendl sul rovescio di IceBorg, attacco di dritto pesantissimo sul rovescio, passante bimane lungolinea, demivolee incrociata strettissima di Lendl - punto con qualunque altro giocatore - l'Orso che scatta da centometrista olimpionico e in scivolata passa il boccheggiante Lendl: Boato del pubblico
  • 22/05/2008 16:21
    serena
    Una domanda: chi è stato l'ultimo giocatore a vincere i 4 tornei dello Slam, anche non nello stesso anno? Che io ricordi è Agassi. ma vorrei una conferma da voi. Grazie
  • 22/05/2008 17:10
    luca
    Dalla primavera del 1981 l'Orso cominciò a calare paurosamente, come potè constatarsi al RG 81, che pure vinse. Probabilmente era più significativo citare una delle due finali del 1978 e del 1980, gli anni in cui Bjorn lasciò rispettivamente 32 e 38 games agli avversari. Era il vero SuperBorg : non ci sono superlativi che possano definirlo. Un dominio così schiacciante, così asfissiante, così assoluto non si era mai visto prima, nè si è mai più ripetuto nè al Roland Garros nè nei tornei del Grande Slam. 1978 : Borg/Vilas 6/1 6/1 6/3; 1980 : Borg/Gerulaitis 6/4 6/1 6/2
  • 22/05/2008 18:07
    Giorgio Spalluto
    @Serena. I vincitori del Grande Slam (tutti e quattro i tornei vinti nello stesso anno) sono: -Don Budge (1938) -Maureen Connolly (1953) -Rod Laver (1962 e 1969) -Margaret Smith Court (1970) -Steffi Graf (1988) (che quell'anno vinse anche le Olimpiadi). Hanno vinto i quattro consecutivamente, ma non nello stesso anno solare: - Martina Navratilova (1983-84) - Steffi Graf (1993-94) - Serena Williams (2002-03). In generale, questi sono coloro che hanno vinto tutti e quattro i tornei: - Fred Perry (1933-34-35) - Don Budge (1937-38) - Doris Hart (1949-50-51-54) - Maureen Connolly (1951-52-53) - Shirley Fry (1951-56-57) - Rod Laver (1960-61-62) - Margaret Smith Court (1960-62-63) - Roy Emerson (1961-63-64) - Billie Jean King (1966-67-68-72) - Chris Evert (1974-75-82) - Martina Navratilova (1978-81-82-83) - Steffi Graf (1987-88) - Andre Agassi (1992-94-95-99) - Serena Williams (1999-2002-03)
  • 22/05/2008 18:45
    Giorgio Spalluto
    Ammazza quanto è pignolo il "giorgio" del commento numero 2, che dice di salutarci dal Roland Garros. Mmmmmmmmh. Sarà mica quel signore sempre molto elegante che si aggira per le Players Lounges di tutti i maggiori tornei? (A quanto pare, ancora per poco...).Insomma giorgio, dacci qualche anticipazione dalla tua postazione privilegiata. Ad esempio, dove va Djokovic a festeggiare il suo compleanno stasera?
  • 22/05/2008 18:57
    Karlovic 80
    Una menzione particolare per il leggendario Lew Hoad. Nel ‘56 ha giocato un anno irripetibile e irripetuto.In quell’anno vinse l’Aus Open sia singoglo che doppio,il Roland Garros in singolo,Wimbledon singolo e doppio,e Us Open in doppio.E’ in generale,nel ‘56, ha giocato tutte e 4 le finali dello Slam sia in singolo che in doppio,oltre alla vittoria al foro Italico sempre singolo e doppio,e alla coppa Davis!!!!!Ha perso solo il doppio al RG,e il singolo allo Us Open!!! Il leggendario Pancho Gonzeles diceva che il Lew Hoad al massimo era l’unico che poteva batterlo.Era di una completezza tecnica imbarazzante,vinceva su tutte le superfici,forse è stata la prima star del tennis.Aveva un braccio bionico,accelerava sia di dritto che di rovescio in modo disarmante.L’unica nota dolente era la testa un pochino calda. Dicevano che era fissato per donne e auto,e a volte sul tennis era abbastanza distratto.Diciamo che era il Safin del ‘50.
  • 22/05/2008 23:45
    marcos
    quando mcenroe sbagliò quella volée di dritto, semplice come bere un bicchiere di vittel, mi crollò il mondo addosso: ero un accanito tifoso di john. noah, kuerten e gomez: i tre che mi hanno emozionato di più.
  • 23/05/2008 07:35
    chris
    secondo me oltre a quelle finali lì una che merita di essere citata è Coria Gaudio 2004 perchè più che una partita di tennis è stata un' epopea
  • 23/05/2008 12:40
    serena
    @giorgio spalluto Grazie Giorgio. Più brave le donne direi. Però!
  • 23/05/2008 20:44
    armando
    "Il Gianni brera del tennis" Dispensa notizie,informazioni,curiosità, aneddoti,giudizi,come Totti quando da trequartista riusciva a far segnare gente come Marco Delvecchio. Unico giocatore al Mondo che ha rischiato di far vincere un Europeo all'Italia senza saper colpire la palla di collo piede. Un articolo da consegnare alle future generazioni come il goal di Vincenzo Montella al 90° di uno Juventus-Roma del 2001 che sancì lo storico e meritato scudetto giallorosso. Complimenti
  • 24/05/2008 10:24
    enzo cherici
    Ringrazio molto i lettori e gli intervenuti e aggiungo un paio di precisazioni. @ Giorgio Trattandosi di ricordi tutti "a memoria" può capitare di inciampare in imprecisioniNon questa volta però. Effettivamente McEnroe in quel terzo set era avanti di un break (3-1) come si può anche verificare da uno dei film della TV francese sul Roland Garros presenti su Youtube: http://www.youtube.com/watch?v=ZV1jyPVe5wE&feature=related @ Luca Volendo rendere omaggio a Borg e al contempo ricordare le finali storiche di Parigi, abbiamo pensato di ricordare quella che è stata l'ultima partita giocata dallo svedese sul centrale di Parigi. Grazie ancora, alla prossima.
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