Il mondo del tennis non può brillare solo 60 giorni l'anno. I giocatori snobbano tutti gli altri tornei. La replica di Ubaldo. E voi cosa ne pensate?
di Cino Marchese
Mio padre, socialista turatiano convinto e grande anticomunista, mi ripeteva sempre una frase celebre pronunciata dal fondatore del Partito Liberale Achille Burzio: “Il miglior conservatore è quello che sa concedere”.
Io sono cresciuto con questa convinzione ed ora mi sento che può essere applicata alla “crisi” di tutto quel tennis che non si chiama Grande Slam.
Mi preoccupano i tanti ritiri avvenuti nel torneo di Roma e la assoluta precarietà in cui versano tutti questi grandi tornei che si devono affidare alla fortuna che un anno li premia e due no. Penso anche che se le cose non cambiano radicalmente sarà sempre peggio: ai giocatori o giocatrici di vertice interessano solo gli Slam. In quella prospettiva sono pronti a fare qualunque cosa pur di arrivare al meglio della loro condizione per giocarsi le loro chances di vittoria. Come conseguenza tutte le altre competizioni diventano puro contorno. Conta solo non pregiudicare le possibilità di vittoria negli Slam.
Questo stato di cose è stato accettato, ed in un certo senso “usato”, nelle prove su erba che precedono Wimbledon (il Queen’s). Non accade invece nelle prove che precedono il Roland Garros. E non accadeva, fino a qualche tempo fa, ai Canadian Open e Cincinnati che precedono gli US Open.
Gli Australian Open sono all’inizio della stagione e soffrono meno gli stress e gli infortuni degli altri ed hanno trovato un buon rapporto con le prove che li precedono. Questo concetto riguarda parimenti l’ATP e la WTA che hanno anche un altro problema perché nel frattempo sono diventate Corporation e cioè Società e sono soggette non più ai principi delle Associazioni come erano quando sono nate, ma alle regole commerciali dell’Impresa. In tutta questa realtà bisogna poi fare i conti con l’ITF, la Federazione Internazionale che controlla Coppa Davis e Federation Cup ed ovviamente con il Comitato dei Grandi Slam che non soffre di alcun problema e non si cura di quello che avviene fuori della loro giurisdizione e realtà.
Così stando le cose a mio avviso è necessario, anzi indispensabile creare la figura del Commissioner.
Questa figura appartiene alla cultura americana dello sport professionistico e consiste in una persona al di sopra delle parti in grado di decidere tutto quello che avviene ed in grado di preservare il concetto di equità e di equilibrio. Ovviamente questa persona deve essere non solo accettata, ma soprattutto gradita da tutti. Deve anche saper gestire il tutto. E se non ci riesce deve poter esser cacciata.
Mi rendo conto che applicare questo concetto al tennis comporta molte difficoltà e non è facile, ma io ritengo che sia l’unica soluzione per garantire continuità ed equilibrio nella gestione dello sport che deve rimanere sempre lo stesso, ma che si deve adattare alle situazioni diverse e svariate ed in continua evoluzione.
Tutto ciò senza inficiare la forza e la potenza degli Slam, ma cercando di dare un armonia ed un senso a tutto il resto, affinché non succedano più le cose che sono successe a Roma.
Tutti i tornei che non sono gli Slam devono poter sopravvivere. Ne è giusto che siano eccessivamente soggetti alla fortuna o alla sfortuna. Ci deve essere un interesse comune da salvaguardare, per il bene supremo del tennis e la sua diffusione globale…che non può essere limitata a 4 periodi di 15 giorni ciascuno all’anno, cioè soltanto agli Slam.
Negli Stati Uniti si è cercato di reagire a quell’andazzo e sono state create le “US Open Series”: tutte le prove che precedono gli US Open sono state collegate a degli incentivi volti a far partecipare al maggior numero di tornei tutti i migliori giocatori. Ed è stata coinvolta la televisione che ora dà garanzie di copertura che prima non esistevano. Tutto ciò è stato fatto da un grande manager, Arlen Kantarian, Direttore Generale dell’US Open.
In teoria Kantarian avrebbe potuto accontentarsi del successo dell’US Open. Invece da conservatore illuminato ha contribuito a rilanciare anche gli altri tornei che precedono l’US Open e i risultati della sua opera gli stanno dando ragione. Oggi tutti quei tornei che precedono gli US Open hanno ben altro valore commerciale rispetto a pochi anni fa. L’esempio dell’US Open è stato imitato dall’Australian Open.
Sono certo che se ci fosse un “Commissioner” anche i problemi della Davis e della Fed Cup, sia in merito al calendario, sia in merito alla partecipazione (spesso sfuggente…) dei migliori verrebbero curati con ben altra incisività. Anche i rapporti politici migliorerebbero perché finalmente ci sarebbe qualcuno in grado di limare gli interessi dei singoli e di mediare qualora ce ne sia bisogno. È ovvio che la persona che può fare tutto ciò non è facile da trovare anche se personalmente avevo ipotizzato una persona che molti avevano individuato nel grande John Newcombe e che difatti Mark Miles prima di andarsene dall’ATP aveva cercato di coinvolgere.
È anche ovvio che non sia facile convincere soprattutto gli Slam, che stanno vivendo una situazione eccezionalmente favorevole sotto tutti gli aspetti, ma sono certo che applicando il concetto di Burzio anche i “privilegiati” di quest’epoca così difficile per gli altri, si possano convincere che guardare al futuro di uno sport significa _ nel loro stesso interesse alla lunga _ non preoccuparsi soltanto di coltivare il proprio ricco orticello, ma curarsi anche di tutto quello che nel tennis avviene al di fuori. Per dare solidità e credibilità ad uno sport, ad un movimento, ci si deve occupare anche degli altri tornei, degli altri soggetti coinvolti nell’organizzazione del tennis. Bisogna dar anche agli altri qualche certezza, anizhcè farli vivere perennemente in uno stato di precarietà legato a fattori casuali e non assolutamente controllabili.
Lo sport professionistico ha regole che devono essere rispettate anche con il necessario cinismo, non possono sfuggire alla realtà dell’impresa. E la gestione di tali imprese deve essere affidata a professionisti in grado di ricoprire certe posizioni, anziché da personaggi che sfuggono a questa logica. Il calcio in Europa ne è un chiaro e lampante esempio. Tutto inizia da una gestione corretta dell’impianto che deve essere moderno ed in linea con i tempi, quindi si passa alla comunicazione ed al Marketing senza trascurare nessun passaggio e superando qualsiasi tentativo di impantanamento burocratico.
Le regole devono essere chiare e devono tenere conto delle tradizioni e della storia dello sport perché tutto deve essere fatto nel rispetto dello sport che però, a sua volta, si deve adattare alle realtà di oggi.
Le nuove tecnologie in costante evoluzione hanno creato una situazione completamente diversa a quella di solo pochissimi anni fa e quanto oggi fa senso domani non lo farà. Soltanto se si ha questa apertura mentale le cose potranno essere prese in considerazione nel modo più giusto. E solo così si potrà sopravvivere.
Il Commissioner, in quanto capo assoluto di uno sport deve essere il Capo accettato da tutti alle stesse condizioni, senza condizionamenti o ostacoli e deve avere un’ autonomia assoluta nel rispetto di tutto e di tutti. Mi rendo conto che è molto difficile nel tennis arrivare a questa conclusione, ma vorrei sperare che sia possibile perché amo il tennis da vero romantico. Al tempo, però penso di essere anche realista. E sono convinto che per preservarlo occorra passare per i principi più volgari e prosaici della gestione dell’Impresa. Bisogna eliminare tutte quelle cose che hanno contribuito alla sua involuzione e rischiano di portarlo alla paralisi. Se lo si vuole aiutare a sopravvivere si deve sacrificare qualcosa e rinunciare a molto.
Commento di Ubaldo Scanagatta
Cino ha ragione a ritenere che alla lunga diventa perdente un universo tennis che si regga quasi unicamente sulle quattro prove dello Slam e regali 300 giorni del suo calendario a prove di "preparazione" di scarso significato, dove i giocatori "reucci" e "star" fanno quel che vogliono, pretendono e prendono sempre più soldi e si ritirano appena hanno un piccolo fastidio all'alluce.
E' diventato un sistema perverso. Tutto ruota intorno a quelle prove e sia l'Atp sia la Wta cercano di tappare i buchi lasciati dagli Slam e dalla Davis (o dalla Fed Cup) cercando di indebolire la Davis e la Fed Cup con calendari folli che scoraggino la partecipazione dei big a quelle manifestazioni a squadre gestite dall'ITF.
Ma, detto questo, mi pare che Cino si illuda. Chi ha il potere non lo molla. Anche se fosse soltanto quello di star seduto su una poltrona che gli garantisce un sostanzioso stipendio annuale e non altri benefit o gratificazioni d'altro tipo.
Ve lo immaginate che qualcuno di quei signori che rappresentano la grandi sigle del tennis, ITF, ATP, WTA, si faccia da parte per favorire l'ingresso di un "commissioner" super partes...per il bene supremo del tennis?
Non dico che non sarebbe giusto, ma non ci credo nemmeno se lo vedo. Resta attaccato alla propria poltrona un dirigente dilettante di una qualsiasi federazione figurarsi quelli che guadagnano fior di quattrini e sono riveriti ovunque e dovunque, girano il mondo con mogli o amanti, e possono fare discorsi celebrativi sul campo, in tv, alle serate di gala.
Mi pare che il presidente dell'ITF Ricci Bitti viaggi sui 300.000 euro l'anno più tutto rimborsato, che il presidente Atp iperdiscusso Etienne de Villiers (il sudafricano che ne ha fatte di tutti i colori e che è a forte rischio licenziamento nel caso Amburgo vinca la causa che metterebbe l'Atp in braghe di tela, lo sapremo a luglio se avrà diritto al reintegro nei Masters series _ come in fondo si augurano gli altri Masters Series chè altrimenti anche il loro futuro non sarebbe garantito se basta che un CEO dell'Atp li cacci fuori da un momento all'altro per far entrare il multimiliardario Madrid o qualche sceicco arabo _ o anche se avrà diritto a un rimborso di diverse decine di milioni di dollari) guadagni sopra al milione e mezzo di dollari. Credo che Larry Scott non prenda meno di un milione di dollari dalla Wta...E poi, a prescindere dalle ambizioni dei singoli dirigenti, il sistema di è incancrenito dacchè la ITF si è lasciata sfuggire il pallino organizzativo dei circuiti. Figurarsi se i giocatori vorrebbero mettersi nelle mani di qualcun altro che non garantisse loro i guadagni crescenti (a fronte di obblighi sempre calanti...) che ha fin qui procurato la gestione del loro sindacato. Difatti De Villiers non fa altro che sventolare l'incremento dei montepremi per tacitare chi lo critica dall'interno. E cerca poi di arruffianarsi i giocatori in tutti i modi possibili immaginabili: finali due set su tre, bye per i più forti, tabelloni da 96 per i combined, premi forti anche per i doppi nonostante il parere contrario dei direttori dei tornei. E, a ben guardare, anche un certo protezionismo nei confronti dei giocatori "beccati" in flagrante sul doping, quale altro organo imparziale potrebbe assicurarlo? Molto più facile colpire qualche semisconosciuto tennista italiano che scommette ingenuamente 5 euro su qualche match, tanto per darsi una lustratina moralistica che possa far colpo sull'opinione pubblica meno preparata, piuttosto che correggere certi meccanismi perversi.
Anche gli stessi direttori dei tornei, non tutti ma in buonissima parte, mirano soprattutto ai propri interessi, al proprio torneo. Dell'Universo-Tennis in genere se ne fregano alla grande. Se il torneo prima del loro o dopo il loro va male si sfregano le mani perchè il loro invece l'ha sfangata e fanno gli scongiuri perchè non accada a loro l'anno successivo, ma...tanto i padroni del motore sono i giocatori. E se uno viene da loro e non va dall'altro (anche se poi magari si ritira) gli stendono un bel tappeto rosso sotto i piedi.
Per tutti questi motivi appena accennati, credo che Cino sia proprio un gran bel romantico, un sognatore..
Se un domani i capoccioni del tennis si decidessero ad immolare se ste stesso per farsi sostituire da un Commissioner _ della cui necessità sentii parlare ormai tanti anni fa Andre Agassi _ vorrà dire che il tennis sarà proprio precipitato in un baratro. E allora sarà comunque troppo tardi.
L'altro giorno il presidente FIT Binaghi, sosteneva che l'ATP è _ come dice anche Cino _ una contraddizione in termini, cioè al tempo stesso un'impresa e un sindacato, cioè se stessa e la sua controparte, organo controllante e controllato, si augurava che l'ITF riprendesse in mano l'organizzazione del circuito internazionale.
Concetto giusto, sacrosanto in linea di principio, visto che le federazioni _ colpevoli la loro parte per via della loro inadeguatezza quando si fecero sfuggire il giocattolo organizzativo _ dovrebbero avere più passione e spirito d'equità per il gioco in sè che per il business nudo e crudo: mai avrebbero bruciato Amburgo, o Montecarlo, sull'altare dei soldi offerti da Tiriac; e prima di accettare a scatola chiusa petrodollari arabe o miliardi di rmb cinesi sconquassando i calendari agonistici senza una logica ci avrebbero riflettuto a lungo.
Il tennis in mano all'ITF allora. "Già, ma con quali uomini, con quali dirigenti l'ITF governerebbe?" ribatteva l'altro giorno Sergio Palmieri, non senza ragione. E anche il Commissioner invocato da Cino, allora, dovrebbe crearsi anche una nuova struttura tutta sua? O dovrebbe farsela "prestare" dagli organismi esistenti, già ammaestrati da esperienze dirigenziali, la stessa ITF, l'ATP, la WTA, le federazioni nazionali?
Ragazzi il dibattito è aperto, anche se non sono discorsi facili da farsi senza cadere nell'approssimazione superficiale.