Il giovane ligure cede al russo Kunitsyn in un match molto combattuto, nel secondo turno del torneo di Washington. Per Fabio c’è ancora da lavorare per essere competitivo sul veloce, ma la programmazione futura dell’azzurro fa ben sperare. Roberto Commentucci
Ha lottato Fabio Fognini, ce l’ha messa tutta, come sempre, ma non è riuscito a centrare i quarti di finale nel torneo di Washington. L’azzurro è stato sconfitto con il punteggio di 26 62 76 (6) dal solido russo Igor Kunitsyn, un 26enne n. 84 Atp. Kunitsyn, discreto doppista, non potentissimo ma molto a suo agio sulle superfici rapide, è uno di quei tennisti che fanno la spola fra il circuito maggiore e quello dei challenger, dove costruiscono la base della loro classifica. Un avversario ostico, ma decisamente alla portata dell’emergente tennista ligure, che quest’anno vanta 3 semifinali Atp, raggiunte peraltro tutte sulla terra rossa. Purtroppo la maggiore attitudine del russo alla superficie ha finito per prevalere, di misura, dopo una lunga battaglia, risoltasi solo al tie break del terzo set dopo 2 ore e 16 minuti.
Per l’azzurro sfuma così l’opportunità di centrare il primo quarto di finale in carriera sul cemento, nonché la possibilità di approfittare di un tabellone davvero incoraggiante, dato che, se avesse vinto ieri, nel turno successivo avrebbe affrontato il qualificato indiano Devvarman, un tennista in grande crescita, ma pur sempre classificato oltre la 300° posizione.
Eppure Fabio era partito bene, aggiudicandosi piuttosto nettamente la prima frazione. Purtroppo, nel secondo set, complice una disastrosa % di prime palle in campo (appena il 33%) l’azzurro subiva il ritorno del russo, un tennista molto bravo ad aggredire la risposta. Il ligure, a cui la grinta non fa davvero difetto, reagiva e si portava sul 3 a 1 nella partita finale, con un break al terzo gioco, ma veniva raggiunto sul 3 pari. Da lì in poi il punteggio seguiva i servizi fino al tie break, con Fabio che però doveva annullare un match point sul 45. Nel tie break, anch’esso molto equilibrato, Kunitsyn annullava a sua volta un match point a Fabio sul 56 per poi aggiudicarsi gli ultimi due punti e il match.
Le statistiche dell’incontro mostrano molto chiaramente il principale problema tecnico del ligure sul cemento, e cioè il rendimento complessivo del servizio.
Fognini si è costruito una eccellente prima palla, che viaggia spesso oltre i 200 km/h. Ieri con questo colpo ha ottenuto circa l’80% dei punti, con 5 aces. Purtroppo, la sua percentuale di prime palle in campo resta troppo bassa (solo il 44% ieri, il 54% nella stagione), e lo costringe a ricorrere troppo spesso alla seconda, che non è ancora sufficientemente solida. Contro Kunitsyn l’azzurro ha ottenuto solo il 30% dei punti con la seconda di servizio, totalizzando 7 doppi falli, mentre il suo avversario ha raccolto molto meno con la prima palla (il 59%) ma in compenso ha messo in campo il 73% di prime e ha difeso molto meglio la seconda, con la quale si è aggiudicato il 57% dei punti. Insomma, il rendimento del servizio è costato a Fognini il match.
Nella stagione, Fabio ottiene in media il 47% dei punti con la seconda, ma questo dato (comunque non esaltante) non deve ingannare: esso si riferisce a tutta l’annata, nella quale prevalgono, fin qui, i match giocati sulla terra battuta (26 su 32) una superficie che consente all’azzurro di difendersi meglio quando viene aggredito sul suo servizio, mentre sul cemento fronteggiare una risposta aggressiva è molto più difficile.
Il ligure, perfettamente cosciente di questo problema, sta lavorando da tempo su questo aspetto del suo gioco, ma ovviamente per ottenere dei risultati ci vuole del tempo, ed è necessario giocare molti match sul veloce. Non a caso i tecnici che seguono il ligure (Riccardo Piatti e Oscar Serrano) hanno messo a punto una programmazione che prevede, da qui a fine anno, solo tornei sul cemento e sulle superfici indoor. E’ possibile che Fabio paghi questa scelta coraggiosa scendendo un po’ in classifica, ma questo è già stato messo in preventivo dallo staff del ligure. “Per un anno e mezzo, la classifica non la guardiamo” ha dichiarato Piatti.
Del resto si tratta dell’unica via per costruire un tennista davvero completo, come l’esperienza degli ultimi anni dimostra con chiarezza.
Roberto Commentucci